Cgil, cinquecentomila in piazza a difesa dell’art.18.

By on 25 Ottobre 2014

500.000 manifestanti in piazza San Giovanni per la manifestazione della Cgil contro il Jobs Act e la politica economica del governo.  Due i cortei partiti, rispettivamente da Piazza della Repubblica e da Piazzale dei Partigiani.

“Si sappia alla Leopolda e a palazzo Chigi che noi non deleghiamo a nessuno le questioni del lavoro”, ha detto dal palco il segretario generale della Cgil Susanna Camusso. “Continueremo con le nostre iniziative, con scioperi articolati e anche con lo sciopero generale”, ha annunciato.

“L’articolo 18 e tutto lo statuto sono norme che difendono la libertà dei lavoratori, sono tutele concrete e non ideologie. Sono quelle che fanno la differenza tra lavoro servile e quello moderno”, ha sottolineato. “Nessuno in buona fede – ha continuato – può davvero dire che togliere l’articolo 18, togliere la tutela della professionalità con il ridimensionamento, installare telecamere che osservano i lavoratori serva per la crescita. Nessuno davvero in buona fede può sostenere che l’articolo 18, il licenziamento senza giusta causa sia un totem ideologico”.

“Questa piazza non è una passerella, è una piazza piena di gente che rivendica risposte”, ha detto il segretario generale della Cgil. “Se qualcuno pensa che quando questa giornata sarà finita, potrà continuare ad ignorarci si sbaglia – ha continuato – noi ci saremo, con le nostre proposte per il lavoro, con le nostre iniziative e con lo sciopero generale”.

Camusso ha poi detto: “Lunedì ci sarà l’incontro con il governo sulla legge di stabilità. Il premier evidentemente non è stato contento, ha chiuso la Sala Verde di Palazzo Chigi e ha spostato l’incontro al ministero del Lavoro. A Renzi diciamo: stai sereno. Non abbiamo rimpianti per la concertazione che non è un mezzo ma un fine, vogliamo risposte e soluzioni. Noi abbiamo l’idea di cosa si possa fare immediatamente e di cosa si possa costruire”.

Concludendo il suo discorso, il segretario generale della Cgil ha detto: “E noi che non abbiamo paura della memoria, gridiamo come una volta ‘al lavoro e alla lotta’”.

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