C’era una volta la Destra.

By on 25 Novembre 2013

di Cristiano Ottaviani (*)

Di fronte al crollo del Pdl, entrato oramai in una crisi apparentemente irreversibile, ci si chiede se esista ancora una destra in Italia? Prima di rispondere a questa domanda, un po’ di storia.

Nel 1992-94 crolla la prima Repubblica. Achille Occhetto, leader del Pds, si accinge a vincere l’elezioni con la sua “gioiosa macchina da guerra”. Le amministrative di Milano, Roma e Napoli tuttavia registrano una prima controtendenza con il successo della Lega e con le sfiorate vittorie di Alessandra Mussolini e Gianfranco Fini. A differenza di Silvio Berlusconi, Mario Segni, e ciò che resta del mondo centrista, non capisce il fenomeno. Nasce così Forza Italia, che a capo di una contraddittoria e variegata coalizione vince l’elezioni. E’ un terremoto politico. Per la prima volta nella storia repubblicana la destra torna al potere.

“L’ondata ” rischia di sconvolgere la consolidata fisionomia repubblicana. Se dal dopoguerra il nostro Paese era sempre stato una sorta di socialdemocrazia neocorporativa, assistenziale e anazionale, incentrata sul potere dei partiti del cosiddetto arco costituzionale, con la vittoria del 1994 si profila una svolta dai caratteri confusi, ma marcatamente diversi rispetto al passato.

Temi profondamente atavici, radicati nella più profonda natura del popolo italiano, tornano alla luce con insospettata forza e consenso. Sulle orme di Ronald Reagan e di Margaret Thatcher diventa popolare il liberismo in chiave nazionale unito al desiderio di ordine e legalità scosso dagli scandali mentre molti cattolici, grazie al grande Papa Giovanni Paolo II, smettono di “ avere paura” e si adoperano per una pugnace rivendicazione dei loro valori in contrapposizione alle mode della modernità.

Nel periodo che va dal 1994 al 2001, ovvero dal primo tentativo di governo del Berlusconi outsider al secondo insediamento del Berlusconi premier, oramai istituzionalizzato e perfetto padrone degli equilibri parassitari italici, il richiamo al decentramento amministrativo, alla democrazia diretta e comunitaria della Lega, la destra sociale e nazionale dei postmissini, la spinta al capitalismo intraprendente e allergico alle pastoie burocratiche dei liberisti e la fierezza della tradizione cattolica, avrebbero potuto saldarsi in una formula vincente e coerente. Se ciò non è successo è perché chi avrebbe dovuto unire questi diverse visioni in un programma politico non ha svolto il proprio compito. Non sono mancati gli intellettuali di valore, ma politici capaci di fare da ponte tra il mondo delle idee e il potere. Umberto Bossi si è mostrato un personaggio folcloristico, teso più alla tutela del “particulare” che alla realizzazione di un serio federalismo, i politici centristi hanno sempre gradito un ritorno alla passato repubblica, mentre Fini ha dato prova di essere un leader inadeguato. Silvio Berlusconi, al di là dell’istinto conservatore di stampo piccolo borghese e del liberismo populista sempre disatteso quando chiamato al governo, non è un uomo di destra come del resto ha più volte ribadito.

Dopo l’11 settembre le affinità con il governo Bush sulla guerra contro il terrorismo hanno posto le basi per una artificiale destra NeoCon italiana. I caratteri avrebbero voluto essere marcatamente liberisti, nazionali e occidentali, ma le beghe berlusconiane hanno dirottato le energie sulla difesa degli interessi personali del leader forzista. La politica statalista di Tremonti, fortemente incentrata sulla pressione fiscale, la sostanziale soggezione alle direttive dell’Unione Europea e il fallimento in America dell’amministrazione repubblicana hanno reso vana anche questa possibilità.

Nel 2008 Berlusconi ha vinto trionfalmente l’elezioni grazie al suicidio della sinistra, ma la destra italiana ha avuto un ulteriore involuzione con un Pdl, culturalmente inesistente e politicamente inefficace, tutto incentrato sul “ Silvio C’è”; Pdl di cui l’ attuale è se possibile una caricatura ancora più accentuata.

La destra tuttavia, sia pure in maniera molto diversa, esiste in tutto il mondo e caratterizza l’offerta politica. Oggi si invoca la nascita di una nuova DC, ma a mio avviso questa sarà tanto più appetibile per gli elettori, quanto più riuscirà a inglobare nella sue proposte alcuni temi cari a chi è di destra e oggi respinti come populisti. Al riguardo non mancano suggestioni

Se dovessimo infatti tracciare una storia della Democrazia Cristiana e della prima repubblica visti da destra ( elimianto infatti) non sarebbe difficile delineare un parallelo tra la decadenza economico sociale del nostro paese e l’involuzione dello Scudo Crociato che, da difensore della Civiltà Cristiana. ha finito per essere , a causa del suo guelfismo clericale e provinciale, sempre più accondiscendente con il nichilismo dei tempi.

La Repubblica senza Stato che ci caratterizza dal dopoguerra è oramai in agonia. Presto diverranno imminenti radicali alternative politiche. La nostra malandata democrazia non dimentichi quanto scriveva William Blake duecento anni fa “ senza contrari non c’è progresso”, senza destra infatti non solo non c’è sinistra ma manca anche capacità di orientamento; dovere a cui i popoli e i capi, che non vogliono essere zombi, devono sempre rispondere.

Non sappiamo insomma che destra ci sarà ma sappiamo, visto la paralizzante confusione che incombe, che tornerà. Ci auguriamo che non sia fine a se stessa o strumentale al conservatorismo economico, perché la Destra più che ideologia è la tendenza antropologica di chi sta “ dalla parte del Padre” ovvero dell’ordine, della tradizione, e del giusto e come tale, neanche in questa epoca strana alterata dal culto della materia e dei mezzi, non può essere soppressa. La ragione la governi e l’umiltà la moderi affinché non si disperda in autoritarismi fallimentari e inefficienti o in gretti populismi. Il suo scopo potrebbe essere di ridarci orgoglio e di risvegliare un futuro, antico.

(*) Giornalista Pubblicista – Vicecaporedattore Informazione Quotidiana

http://cristianottaviani.tumblr.com/post/68066133262/cera-una-volta-la-destra

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