Card. Bagnasco per l’apostolato del mare

By on 25 Ottobre 2013

bagnascoIQ. 25/10/2013 – S.Em.za il Card. Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova e Presidente della CEI, ieri ha aperto i lavori del convegno “Marittimi, bisogni e strutture. Al centro la persona”, il primo organizzato dall’Ufficio Nazionale per l’apostolato del mare, che si tiene a Salerno, presso il Grand Hotel Salerno (via Lungomare Tafuri, 1), dal pomeriggio di giovedì 24 alla mattinata di domenica 27

SALERNO

 

LA CURA DELLA PERSONA

COME FULCRO DELLA PASTORALE MARITTIMA

 

INTERVENTO DEL CARDINALE ANGELO BAGNASCO

ARCIVESCOVO DI GENOVA

PRESIDENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

L’attenzione della Chiesa per chi vive e lavora in mare

L’apostolato del mare, a cui vi dedicate, è un settore importante della pastorale della Chiesa non solo perché – come tutta la pastorale – si occupa della persona, ma anche per le circostanze odierne in cui si imbatte e i problemi nuovi che deve affrontare. Le sue radici, com’è noto, risalgono agli inizi del ‘900, quando fu fondato il primo ramo dell’apostolato marittimo, destinato a espandersi e a coinvolgere sempre più persone e associazioni nella rete internazionale dell’Apostolatus maris. La Conferenza Episcopale Italiana ha voluto rimarcare l’importanza di questo ambito pastorale con la recente istituzione dell’apposito Ufficio Nazionale per l’apostolato del mare e Apostolato del Mare Italiano, incaricato di promuoverne e coordinare le varie attività. Saluto e ringrazio don Natale Ioculano, primo direttore di questo ufficio.

L’attenzione ai marittimi si unisce a quella per le loro famiglie, e si allarga a quanti, per diverse necessità, sono a contatto con la realtà del mare o lo solcano in cerca di speranza e di un futuro migliore. Quello del mare è un mondo con dinamiche e caratteristiche proprie: un mondo spesso non conosciuto o addirittura ignorato, ma carico di una grande ricchezza umana, di cui la Chiesa si fa compagna, assicurando la sua presenza attraverso l’impegno caritativo e l’annuncio del Vangelo.

E’ bello ricordare che la Sacra Scrittura, che siamo chiamati ad annunciare e a diffondere anche nel contesto marittimo, è carica di riferimenti alle realtà del mare, della navigazione e della pesca. Gesù usava la barca per attraversare il lago di Tiberiade, spesso per le sue dimensioni definito “mare”; gli stessi apostoli, prima di incontrare Gesù, erano pescatori, e dalla loro barca Gesù annuncia il Vangelo alla folla che si accalca sulla riva. È così che la Chiesa da sempre si concepisce come la barca di Pietro, che il capo degli apostoli guida attraverso il mare del mondo, e che getta le reti della missione per raccogliere nel regno di Dio la maggiore quantità di uomini. E il Signore fa del mare un’immagine dell’evangelizzazione chiamando i discepoli a diventare pescatori di uomini.

La pastorale marittima assiste persone che fanno un lavoro duro e che spesso vivono esclusi dai consueti circuiti relazionali. Essa deve occuparsene esprimendo e testimoniando la vicinanza di Dio e della comunità cristiana, attenta a ogni situazione di bisogno e ad ogni persona, a qualunque razza appartenga e qualunque religione professi. Tale opera richiede il lavoro sinergico delle comunità cristiane delle zone adiacenti ai porti e la cooperazione con le istituzioni civili, anzitutto con le Capitanerie di porto, a cui rivolgo il mio cordiale saluto e il più vivo ringraziamento. Da diversi anni sono Vescovo di una città di mare, e ben conosco la realtà del porto e la vita di chi in mare viaggia e lavora. Per questo voglio esprimervi, nel contesto di questo convegno, il mio personale sostegno e l’affettuosa riconoscenza sia personale che quella dei Vescovi e di tutta la Chiesa italiana.

Il lavoro marittimo: mettere al centro la persona e i suoi diritti

Quello dei marittimi è un lavoro di cruciale importanza, pur se spesso sottovalutato, sottopagato o addirittura sfruttato. Si deve invece non piccola gratitudine ai marittimi che, sparsi per i mari di tutto il mondo, trasportano l’80% delle merci e contribuiscono a uno sviluppo economico, che giova al bene di tutti collegando le varie parti del mondo. Il Rapporto CENSIS del 2011 mette in luce che il cluster marittimo italiano, pur se profondamente colpito dalla crisi economica, sa riorganizzarsi e acquisire nuova competitività contribuendo al 2,6% del PIL nazionale. Sebbene il volume di attività dello shipping abbia subito in questi ultimi anni un forte ridimensionamento, esso ha saputo “riposizionarsi”, confermando l’Italia al primo posto nelle importazioni via mare e al terzo nelle esportazioni.

Questi risultati si devono in gran parte al lavoro nascosto di tanti marittimi che, svolgendo un lavoro carico di professionalità, non di rado affrontano orari e ritmi quasi proibitivi: il rumore della nave, le intemperie e la severità dell’inverno, l’irrequietezza e la pericolosità del mare, lo rendono molto faticoso e persino logorante. Molto meno frequente, seppure in crescita, è il caso di donne che lavorano in mare. Purtroppo, capita che non si tenga abbastanza conto delle loro specifiche necessità, e ciò fa sì che a volte siano soggette a condizioni ancor meno favorevoli rispetto ai colleghi uomini.

La solitudine causata dalla lontananza dal proprio paese e dalla famiglia, o in certi casi dovuta al vivere in totale isolamento per gran parte della giornata, rende il lavoro marittimo estremamente impegnativo. L’evoluzione delle imbarcazioni, sempre più computerizzate e di maggiori dimensioni, unitamente alla sensibile contrazione del traffico commerciale dovuta alla crisi, riduce di molto la necessità di personale, e ciò provoca un aumento della disoccupazione, piaga che tocca tutto il sistema marittimo, e in particolare i lavoratori occidentali. Avendo a disposizione lavoratori di paesi poveri, portati ad accettare condizioni di lavoro sfavorevoli e salari molto bassi, accade che talune compagnie di navigazione, prevalentemente extra-europee, assoldano al loro servizio persone la cui dignità viene svilita da un impiego troppo logorante e scarsamente remunerato. Senza contare che la scelta di ingaggiare equipaggi di provenienze e lingue differenti, di fatto limita la capacità di aggregazione e quindi di possibili rivendicazioni.

Sempre più urgente, in questi casi come in tutti gli aspetti della vita marittima, è la conformità a chiare normative internazionali, essendo le legislazioni nazionali del tutto insufficienti a regolare attività che si svolgono in paesi e continenti sempre diversi. Alla luce di queste constatazioni, dobbiamo affermare con forza che anche in mare, come in ogni altro luogo, l’attenzione primaria va accordata all’uomo, che del lavoro è il centro e il fine. La pastorale marittima vigilerà instancabilmente sul rispetto delle persone, creando una sensibilità volta alla promozione di tutti i soggetti coinvolti, mediante una «tutela e riqualificazione della forza lavoro» .

Quale benessere per la Gente di Mare?

Ai nostri giorni è sempre più viva l’esigenza di un benessere complessivo della persona, in modo che possa soddisfare le sue molteplici esigenze, non solo fisiche, ma anche spirituali, sociali e ludiche. Si pone dunque il problema di quale sia la forma di benessere a cui può aspirare chi lavora in mare, e quali siano le strutture che è necessario disporre a tal fine. In Italia, negli ultimi anni, grazie soprattutto al servizio svolto dal Comitato Nazionale per il Welfare della Gente di Mare, si è sviluppata una buona sensibilità, che mira ad assicurare il godimento di beni e di attività normalmente disponibili solo a chi vive sulla terra ferma: attività che consentono ai marittimi di trascorrere momenti di svago, di relazione e di convivialità: «Ogni Stato membro – recita la Convenzione Internazionale sul Lavoro Marittimo del 2006 – deve garantire che le strutture sociali di assistenza a terra, ove esistano siano facilmente accessibili» , quindi vicine ai porti e a buon prezzo.

L’applicazione di questo documento, approvato definitivamente in Italia lo scorso settembre, deve aiutare a rispondere sempre più efficacemente al benessere spirituale, sociale e materiale dei marittimi. Esso si estende alle rispettive famiglie, che vivono il forte disagio di un congiunto assente da casa per lunghi periodi. L’attenzione al welfare per i marittimi è un ulteriore segno della cura della persona che la Chiesa instancabilmente promuove nel nome del Signore Gesù e guidata dalla Dottrina sociale, che richiama i principi della dignità di ogni individuo, della necessità che ognuno goda dei diritti fondamentali, e che abbia quanto è necessario per il suo sviluppo armonico e complessivo.

La pastorale del mare offre in questo senso un contributo essenziale, fungendo da ponte tra il porto, le comunità cristiane e la città, mantenendo un costante contatto con il gruppo del welfare marittimo, e organizzando iniziative volte alla conoscenza, al coinvolgimento e al riposo fisico e psicologico dei marittimi.

Non da ultimo vanno considerati coloro che sulle navi cercano di raggiungere altre nazioni o continenti con la speranza di ottenere migliori condizioni di vita, e di trovare un lavoro che consenta di sostenere i propri parenti rimasti nel paese d’origine. La Fondazione Migrantes, attivamente impegnata nell’opera di soccorso e accoglienza dei migranti, rappresenta in questo un autentico riferimento. Con essa le altre strutture della pastorale marittima devono costantemente interagire. Le recenti vicende e tragedie legate ai barconi carichi di immigrati in cerca di rifugio e di un futuro nel nostro paese, ci richiamano al dovere dell’attenzione operosa per ogni persona, specialmente più debole, nella quale dobbiamo riconoscere Cristo, presente in ogni fratello più piccolo. Papa Francesco, in questo senso, ci sollecita costantemente ad assumere una mentalità nuova e a globalizzare la solidarietà. Compiendo la storica visita a Lampedusa, ci ha ammonito ad aprirci, vivendo l’accoglienza con intelligenza, prontezza generosità. L’opera che voi svolgete a nome di tutta la Chiesa è un segno dell’impegno della comunità ecclesiale nel suo insieme. Dev’essere un impegno non occasionale, ma che si concretizza in strutture, organismi e iniziative a favore di quanti approdano sulle nostre coste alla ricerca di un futuro di pace e di prosperità, e nella logica del reciproco riconoscimento e della mutua collaborazione.

L’opera dei centri Stella Maris

I centri Stella Maris svolgono un’azione di avanguardia nell’apostolato del mare, sostenendo i marittimi nelle loro concrete necessità e nei loro bisogni materiali, spirituali e relazionali. Facendo visita, ove sia possibile, alle navi giunte in porto, i volontari dei centri, insieme al cappellano che ne dirige e ispira l’azione, portano un messaggio di vicinanza e di pace. È un ministero di incontro e di ascolto, di condivisione e reciproca conoscenza, un segno dell’universalità del messaggio di Cristo e della missione della Chiesa, che si rivolge indistintamente a tutti gli uomini.

Di uguale importanza sono i servizi materiali che gli uffici e gli addetti delle Stella Maris svolgono a favore dei marittimi, come la fornitura di carte telefoniche, l’accesso a internet , la visita in ospedale nell’eventualità di un ricovero. L’accoglienza dei naviganti nobilita la stessa comunità locale; per questo è auspicabile un maggiore coinvolgimento delle città con i loro servizi: telefoni, trasporti, strutture sanitarie o sportive nei pressi del porto. In tal senso, è importante il coinvolgimento di un numero sempre maggiore di volontari, oltre a iniziative volte alla loro formazione: gli addetti alla pastorale del mare non si improvvisano, perché quello marittimo è un mondo con logiche e dinamiche specifiche, che richiedono un’alta professionalità, oltre a un’adeguata e continua formazione .

Il caso più delicato di assistenza è quello alle navi abbandonate nei porti. I marinai che restano sulla nave, anch’essi abbandonati dai datori di lavoro e dalla legge, vengono aiutati dalle Stella Maris a rimanere in contatto con le famiglie lontane, a rimpatriare o a risolvere giuridicamente la loro complicata situazione. Il soccorso prestato a queste persone rappresenta una evidente testimonianza umana e cristiana.

L’Apostolato del Mare nella scia della nuova evangelizzazione

La via della carità, fatta di ascolto e soccorso materiale, è la prima a dover essere praticata da parte di quanti sono impegnati nella pastorale del mare. Così facendo, essi trasmettono la buona notizia del Vangelo. L’annuncio della salvezza di Gesù e della prossimità del regno di Dio, però, deve essere portato anche in modo esplicito, nei modi in cui ciò risulti possibile. È importante che i cappellani formino persone che, all’interno della nave, si rendano capaci di «guidare una comunità cristiana a bordo» . É auspicabile che si preveda l’istituzione tra i marittimi di lettori, accoliti o diaconi che si occupino dell’animazione spirituale con un esplicito mandato ecclesiale. Grazie alla fede e alla preghiera, la Gente del Mare non è solo recettrice del Vangelo, ma può contribuire alla sua diffusione fino agli estremi confini della terra (At 1,8). I sette mari di cui è avvolto il pianeta sono in realtà un unico mare, che unisce i vari continenti e ricorda che siamo parte di una sola famiglia, che ha Dio come Padre.

Non di rado, chi giunge al porto dopo un lungo viaggio ha bisogno di un conforto spirituale e di confessare o discutere questioni delicate e importanti. Questo ministero, che richiede preparazione e preghiera, è svolto anzitutto dal cappellano, anche per la possibilità di amministrare il sacramento della penitenza. L’impegno della pastorale del mare pone poi a contatto con persone che professano altre religioni o appartengono a confessioni cristiane non cattoliche; rappresenta quindi un luogo propizio di dialogo interreligioso ed ecumenico. Una particolare opportunità in vista dell’accompagnamento spirituale è data ai cappellani di bordo che, chiamati ad assistere i marittimi sulle navi da crociera, possono svolgere per loro un’attività più continuativa.

Un importante momento pastorale di coinvolgimento dei marittimi e di preghiera per loro, oltre che di sensibilizzazione, è la celebrazione della Domenica del Mare o della Festa del Mare. Essa diviene momento di preghiera attorno all’Eucaristia e di festa comune. Questa iniziativa annuale rappresenta anche un’occasione per un attivo collegamento con la Chiesa diocesana e i parroci del luogo. È quanto invita a fare la Lettera apostolica di Giovanni Paolo II Stella Maris sull’Apostolato Marittimo, documento provvidenziale, che ha dotato la pastorale marittima di strutture e strumenti appropriati, e va tenuto come riferimento imprescindibile.

Indispensabile è pure l’attenzione al cammino della Conferenza Episcopale, affinché la pastorale del mare non si concepisca in modo isolato o autonomo rispetto a quella più ampia della Chiesa italiana, ma si collochi nell’onda dei suoi orientamenti e ne segua le linee guida. Gli Orientamenti pastorali per il decennio in corso devono in questo senso essere una bussola anche per chi opera nel settore marittimo, e spingerlo a cercare le forme più appropriate per educare in Cristo, facendo crescere negli uomini la vita buona del Vangelo. Tutta l’opera evangelizzatrice della Chiesa trae ancora beneficio dal ripetuto appello di Giovanni Paolo II, che nella Lettera Novo Millennio Ineunte la esortava, riprendendo le parole di Gesù a Pietro, a prendere il largo. Duc in altum!, dice ancora il Signore a ognuno di noi, incoraggiandoci a non temere e a gettare le reti per la pesca, certi che sapremo aprire con essa orizzonti nuovi per la nostra umanità.

Maria, Stella del Mare e dei naviganti

Da sempre i naviganti invocano Maria come Stella del Mare. Ella è per loro, come per tutta la Chiesa, faro di luce e porto di salvezza. Ci fa sperimentare la sua maternità e la sua protezione, avendo affrontato la durezza della prova e la perseveranza nell’abbandono alla volontà di Dio. Maria sia imitata dalle mogli e dalle madri dei pescatori e dei marittimi, quale esempio di pazienza e di fede. Sia presa a modello dagli stessi naviganti, e la invochino come odigitria, colei cioè che ci insegna la via e ci accompagna nel cammino, aiutandoci a raggiungere la meta del nostro pellegrinare. Tutti gli operatori impegnati nella «peculiare opera pastorale» del mare vedano in lei il segno umile e potente della fedeltà del Signore per il suo popolo, per ognuno dei suoi fedeli e per tutta l’umanità.

 

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