CARA NONNA CIONA…

By on 12 Marzo 2015

Buon tutto cari deliziosi lettori di questa nuova rubrica, mi spiace non avervi fatto compagnia nei mesi passati, ma una lunga convalescenza mi ha tenuta lontana dal pc e ora che finalmente sono tornata alla mia vita normale, penso sia arrivato anche il momento di ricominciar a scrivere  insieme a voi e di farlo nella sola veste di “nonna ciona”.

Ormai anche la mia seconda nipotina mi chiama cosi ed io stessa, che mi sto preparando per l’uscita del mio volume di poesie e pensieri, mi firmerò con questo simpatico nomignolo, ormai ho rinunciato al mio nome  di battesimo, ma per amore dei nipoti cosa non si fa….?
Questa rubrica sarà curata solamente da me, perchè come molti di voi ricorderanno, fino a qualche mese fa, curavo “Botta e risposta” con il Dott. Brozzi e “Professione nonni” da sola, questo non è più possibile dati i nostri molteplici impegni e cosi sotto l’insistenza di alcuni amici eccomi di nuovo tra voi.
Vorrei iniziare parlando della appena trascorsa “festa della donna” che molte amiche sono andate a festeggiare da sole domenica sera nei locali come se fosse il loro compleanno o una ricorrenza felice.
Immagino saprete ormai degli incidenti capitati alle donne come pure agli uomini  sui loro posti di lavoro, ma spesso questi “incidenti” si sono trasformati in vere tragedie come quello dell’incendio che vi fu nel 1911 nella Triangle, l’industria tessile di New York dove a perdere la vita furono moltissime donne.
Ma non erano donne qualunque, erano operaie che scioperavano e protestavano contro le terribili condizioni in cui si trovavano a lavorare, purtroppo il giorno dell’incendio sembra che la fabbrica avesse bloccato le uscite, impedendo alle operaie di uscire dalla stessa.

Un incendio ferì mortalmente oltre cento operaie, tra cui anche delle italiane ed erano donne che cercavano semplicemente di migliorare la qualità del proprio lavoro; tra di loro vi erano molte immigrate, tra cui anche donne italiane.

L’otto marzo venne dichiarata “festa della donna” e assunse col tempo un’importanza mondiale, diventando il simbolo delle vessazioni che quest’ultima ha dovuto subire nel corso dei secoli nonché il punto di partenza per il riscatto della propria dignità, rappresenta dunque il ricordo di quella triste giornata. ma non è una “festa”  piuttosto una ricorrenza da riproporre ogni anno come segno indelebile di quanto accaduto il secolo scorso, perché ci sono stati molti altri incendi nelle fabbriche con tante altre vite spezzate.
Cosi ho scritto un sonetto dove riassumo in versi ciò che accadde a marzo dei primi anni del novecento:

Otto marzo 
La data del riscatto femminile
dall’uomo viene strumentalizzata,
che col suo egoismo al maschile,
crede che sia soltanto una serata.
Ma in una fabbrica chiusa a canile,
a marzo di una gelida giornata
fu dato fuoco come ad un fienile,
furono torce umane fiaccolata.
Lavoratrici furono bruciate,
con la speranza dell’affermazione
e ciò perchè si eran ribellate!
Ma quella brutta e atroce situazione
con fiori e feste solo inadeguate,
divenne presto mortificazione……
Naturalmente miei deliziosi lettori risponderò comunque ai vostri messaggi ed anche alle mail che mi invierete, cosi ogni volta potremo affrontare i nostri piccoli problemi quotidiani insieme, potete farlo tranquillamente grazie al direttore del nostro giornale di sempre www.informazionequotidiana.it, e per chi vuole, continueremo anche  la pubblicazione delle vostre poesie, un abbraccio virtuale
nonna ciona

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