Capaci, Giovanni Falcone muore nella strage del 23 Maggio

By on 24 Maggio 2019

La storia di Falcone non può essere una sintesi , bensì un “certo numero di cose” che lo stesso Falcone ha raccolto per lasciare un’eredità ai posteri su quella cosa becera e incredibile chiamata Cosa Nostra, ed oggi potrebbe avere altri nomi, altri volti, altre organizzazioni, pur sempre fedele a quei principi di stampo mafioso.

E’ il 27esimo anniversario della strage di Capaci in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Gli unici sopravvissuti furono gli agenti Paolo Capuzza, Angelo Corbo e Giuseppe Costanza ( autista giudiziario).

Messa da parte la strada della medicina, come quella della carriera di ufficiale di Marina, si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza all’Università di Palermo e diventò poi giudice del Pool antimafia di Palermo.

“Appartengo a quella categoria di persone che ritiene che ogni azione debba essere portata a termine. Non mi sono mai chiesto se dovevo affrontare o no un certo problema, ma solo come affrontarlo”. Sono le sue parole pronunciate davanti ai giornalisti di passaggio nel palermitano, che più volte hanno cercato di comprendere come viveva, qual era il suo stile di vita, e quanto l’angoscia, la paura potesse influire sul suo stato d’animo. Falcone rispondeva con serenità a questi interrogativi: “ Il pensiero della morte mi accompagna ovunque. Ma, come dice Montaigne, diventa presto una seconda natura”.Ironizzava sul concetto di morte, prendendosene gioco, conscio del fatto che a breve lo avrebbe toccato da vicino, tant’è che il 23 Maggio l’attentato messo in atto da Cosa Nostra in Sicilia,sull’autostrada A29, nei pressi dello svincolo di Capaci, a pochi chilometri da Palermo, rappresentò la strage delle stragi.

E’ stato uno dei pochi magistrati, insieme a Borsellino, che si sia occupato in modo continuativo e con impegno costante del fenomeno mafioso, in riferimento a Cosa Nostra.

Una mafia che ha rappresentato e “rappresenta” il fluire delle cose, di un vivere quotidiano logico, funzionale e razionale, ma Falcone ha rotto gli schermi attraverso la cultura dell’antimafia, quella vera, che si erge a difensore dei servitore dello stato,che fanno dell’onestà un baluardo di saggezza e di ricchezza.

Secondo alcune testimonianze di pentiti, la strage fu poi festeggiata in carcere all’Ucciardone, che precedette l’elezione del nuovo presidente della Repubblica, nella persona di Oscar Luigi Scalfaro.

Misteri, depistaggi, piste mai battute, dubbi e interrogazioni continue. E poi la questione dell’esplosivo, su chi oltre a Cosa Nostra aveva contribuito all’organizzazione della stage; è quanto emerge anche dalla confessione di Gaspare Spatuzza, utilissima per il Capaci bis.

La storia di Falcone non può essere una sintesi , bensì un “certo numero di cose” che lo stesso Falcone ha raccolto per lasciare un’eredità ai posteri su quella cosa becera e incredibile chiamata Cosa Nostra, ed oggi potrebbe avere altri nomi, altri volti, altre organizzazioni, pur sempre fedele a quei principi di stampo mafioso.

Il potere esiste? Sì, è dappertutto, sta a noi riconoscerlo e capire il linguaggio, le caratteristiche e l’evoluzione.

 

Matteo Spagnuolo

 

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