Botta e Risposta del Dott.Brozzi e Laura Cugini.

By on 2 Maggio 2014

Buongiorno cari lettori e scrittori di questa semplicissima rubrica settimanale, dove abbiamo possibilità di esprimere le nostre sensazioni in rima, con il Dott. Brozzi stiamo facendo un buon lavoro e siamo riusciti a vendere oltre trecentocinquanta copie del libro”Passeggiando tra le rime” il suo secondo lavoro, andato in stampa affinché il ricavato potesse essere utilizzato dalle società per l’acquisto dei defibrillatori, divenuti ormai obbligatori.

Ringraziando sempre il direttore di www.informazionequotidiana.it il giornale telematico che ci ospita, passiamo subito a presentarvi la poesia scritta dal nostro amico Ivan che ormai fa parte del “gruppo fisso”:

Un vecchia fotografia

“Chissà se ti vedrò ancora con questi occhi…

davanti a quello scorcio sono stato ore ed ore a osservare,

a sognare…quella curva, quelle case,

quelle montagne che sono state la mia infanzia,

la mia adolescenza…quante volte son passato di lì

ed ho guardato quel punto distrattamente

perché impegnato a giocare…

se avessi saputo di non vederlo più dal vivo,

ma solo attraverso una vecchia fotografia,

mi sarei fermato dei minuti in più

a scrutare quello spazio meraviglioso…

ma erano gli anni spensierati di un bambino

ed avrei dovuto rinunciare a qualche minuto di giochi…

adesso che sono adulto capisco

che quei minuti li avrei fatti bastare

per non rimpiangere nulla

ogni volta che i miei occhi si posano

su quella vecchia fotografia…”

Ivan Vita

Ringraziamo Ivan per queste belle riflessioni sul passato, a chi non manca il proprio passato…..con il dott. Brozzi facevamo giusto delle considerazioni sulla spensieratezza del nostro.

Ma oggi è festa, direi un dì di festa particolare, visto il momento storico, dedicata ai “lavoratori” dunque a pochi di noi, potremmo scrivere “dedicata ai più fortunati” che ancora hanno un lavoro.

Pertanto, insieme al maestro abbiamo scelto delle poesie scritte in onore al “primo maggio”, di seguito riportiamo quella di Pietro in dialetto:

‘A RICURRENZA ( 1° Maggio)

Nu juorne, tantu tiempo fa,
‘o guverno italiano dicette ca’
‘o primmo ‘e Maggio era
‘a festa ‘e tutt’ ‘e lavurature.

Da chillu juorne ‘stà festa
è addiventata ‘o simbolo
‘e l’Italia ca’ produce e
dinte a’ ogni piazza ‘e ogni città,
s’ammontano “i palchi”.

Si loda il politico di turno,
si canta con l’artista del momento,
s’abballa ‘a meglio ‘e Dio;
l’Italia lavuratrice fa tutte cheste,
anzi..faceva.

Pecchè ogge songhe poche ‘e furtunate
ca’ teneno ancora na fatica:
“un posto di lavoro”.

Tanta, tantissima ggente invece
songhe disoccupate e ogge 1° Maggio,
loro nun teneno proprio niente ‘a festeggià.

Lacreme amare jesceno ‘a ll’uocchie lloro
a ‘nfonnere ‘a faccia e a ppoco o niente
serve ‘o surriso ‘e na criatura.
Italia, Italia bbella mia addò staje?

Uocchie perze dinte ‘o scuro
‘e l’ombra ‘e chesta Italia trammiata,
pigliata ‘a mille prubleme maje affruntate,
maje risolti, vulesseno turnà a vedè
l’azzurro d’ ‘o cielo.

Ogge è festa pe’ poca ggente,
a che serve chillu palco?
Lasciatelo accussì comme stà, incompleto,
accussì sarrà eguale a chi ce guverna
e facite in modo ca’ nisciuno
sagliesse llà ‘ncoppe si non
‘a desolazione e ‘a disperazione
‘e ll’Italia mia, chella senza nu lavoro, chella disoccupata.

Pietro Zurlo

C’è molta amarezza in questo scritto, ma comprensibilissima, purtroppo è una realtà e oggi sono pochi a festeggiare veramente, vediamo cosa ci ha scritto invece il nostro amico Sabato, la poesia si presenta con un bel titolo, ma anche un bel contenuto:

LA MIA PASSIONEFin dalla gioventù..da adolescente
Mi porto avanti questa mia passione
Basta una parola …basta un niente
Che metto in versi ogni sensazione

Cerco la verità ed i difetti
Vivo il reale con lucidità
Controllo sfumature …cogli effetti
Colpisco a volte senza aver pietàForse ..per regalo…un dono ho avuto
Ben lo conservo e poi ne vado fiero
Io sono osservatore molto acuto
E non confondo il falso con il veroSe delle volte io mi lascio andare
Preso dai ricordi o da tormenti
Sempre poco tutto è da durare
Tutto ho superato e stringo i denti

 Sabato D’Amato

ha ragione sabato, siamo sempre alla ricerca della verità, proprio questa mattina con il Dott. Brozzi ci domandavamo qual’è la verità?

Come ha scritto lui in una delle prime pagine della sua raccolta di poesie: OGNUNO DI NOI RITIENE CIO’ CHE PENSA LA SOLA VERITA’, IN RELATA’ NULLA E’ COME LO VEDIAMO.

Grande maestro Brozzi!

Allora andiamo a leggere subito la poesia della quale egli ci ha fatto dono questa mattina, in ricordo delle belle scampagnate che facevamo da bambini il primo maggio:

Risorgi lavoratoreOggi è la festa dei lavoratori!
Quann’ero piccolo era vietata;
chi festeggiava finiva n’retata,
li reggisti movevano l’attori.

Persin da le carte sparirno l’ori
e co qua fame cronica aretrata,
la sudditanza fu carta vetrata
p’accarezzasse la panza e cori.Crescenno tutto ormai è cambiato,
semo ricchi, se la passamo bene,
co dù lire sei pure sindacato.Festeggià lavoro n’è più vietato
mo che er bene s’attacca ar pene,
peccato sia sparito er festeggiato!Mario BrozziE’ vero Mario, tante cose sono cambiate, ma non i nostri cuori, quelli sono gli stessi di allora e nessun politico o misera persona riuscirà a derubarci l’amore che ci portiamo dentro da sempre. Io come al solito, provo ancora a scrivere sonetti, ma sempre alla ricerca di rime diverse, così oggi voglio pormi alla vostra attenzione, con una retorica su questa festa….senza testa:Lavoratori in festa senza….testa

Mentre nei campi inizia il maggese
è festa grande in tutto il Paese,
così che ognuno dei lavoratori,
viene trattato con grandi onori.

Ma in realtà Lui paga le spese
anche per chi non conosce l’arnese
e si diletta a trafiggere i cuori,
coprendosi solo di bei colori.

Quando avrà fine questa commedia
dove a morire è il protagonista
e che copre solo una tragedia?

Il primo maggio è una gran festa
ma quel piacere nasconde l’accidia,
di un popolo a cui manca la testa!

Laura Cugini
Cari lettori, non poteva di certo mancare una poesia del nostro amico StefanoFesta der lavoroÈ er primo maggio: festa der lavoro,de chi tribbola e sgobba tutto l’anno,de chi se suda er posto co l’affanno,pe un po’ de pane e un sorzo de decor
Ma tanti ch’er lavoro nun ce l’hanno,o sò pagati in nero o de straforo,li penzionati e no a penzioni d’oro,a festeggià, de certo, nun ce vanno
A Roma è er giorno der granne concerto,lì a San Giovanni o fava e pecorino,pe chi va a fà ’na gita a lo scoperto.
Volesse mai er Padrone der destinofà dono a tutti de un lavoro certo,come fa sorge er Sole der matinoStefano AgostinoHa ragione Stefano, potremo tornare a festeggiare quando diminuirà la disoccupazione ed avremo certezza che molti, anzi quasi tutti e non pochissimi, staranno liberi e spensierati a festeggiare una giornata in allegria, in compagnia dei loro cari senza dover pensare se domani lavorerà ancora…..Intanto però il primo maggio è arrivato anche quest’anno e, augurandovi comunque di passare una bella giornata dal più profondo dei nostri cuori, io e il Dott. Brozzi andiamo a pranzo, dunque, buon pranzo amici cari, a domani con un nuovo sonetto scritto dal nostro maestro Mario Brozzi.Un abbraccio virtuale a tutti

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