Botta e Risposta del Dott.Brozzi: Er primo pianto fu ‘n soriso.

By on 29 Ottobre 2013

BrozziIQ. 29/10/2013 – Buon pomeriggio gente mia che pensate, questa mattina mi è tornato in mente un viaggio fatto in Svizzera nel 2009 per incontrare il Proto Manager di una delle più importanti società finanziarie e scoprii, in quel piccolo grande paese che aveva aperto le porte al mondo, il vero solidarismo.

Quell’uomo mi raccontò che pochi mesi prima, era stato costretto a licenziare il 25% dei dipendenti della sua azienda, ma a differenza del nostro paese, non sarebbero stati abbandonati, ma presi in carico dalle autorità cantonali, le quali per due anni avrebbero corrisposto loro un reddito pari all’ 80% dello stipendio perso.

Nel contempo, ognuno degli sfortunati si sarebbe fatto carico di trovare una nuova collocazione nel mercato del lavoro, ma questa soluzione “svizzera” colpì il mio intelletto di italica memoria e istintivamente chiesi se non c’era pericolo che il lavoratori in questa situazione di “sistema integrativo del reddito” non potessero mettersi d’accordo con l’azienda per “lucrare” ai danni della comunità.

Volete la risposta gente mia? Mi dissero “non è possibile, NON SI FA” avete capito bene, in Svizzera bastano tre parole per raccogliere un sistema di vita di comunione.

Pensate che noi italiani siamo cresciuti con la nostra mentalità del “SE PO’ FA” ed ora ci ritroviamo con una stragrande maggioranza di gente senza lavoro e/o in cassa integrazione, perché da noi la filosofia del “SE PO’ FA” vale solo per pochi a scapito degli altri, da noi non servirebbe più una politica ma una “pulitica”

Voglio che sappiate gente mia che quando mi sono ritrovato “dentro” il meccanismo della politica, non mi ero reso conto che sarei entrato a far parte di un giro vizioso, dal quale ne uscirei molto volentieri, leggere sul giornale del mio vitalizio è una cosa che oltre a farmi male, mi ha portato a ricevere le telefonate di molti miei amici, i quali increduli mi chiedono “se è vero”. Ebbene si, gente mia che pensate, purtroppo è vero, io sono una persona che si è costruita con il duro lavoro proprio e dei propri genitori, ho vissuto il mio mondo in “bianco e nero” come uso dire alle mie due figlie, dove i colori dovevamo sudarceli e non avrei mai fatto politica per derubare me stesso.

Ma poi un giorno, sono stato chiamato e in una settimana, mi sono ritrovato “onorevole in Regione”, credetemi, mi sono reso conto solo dopo, che non ero in grado di controllare “eventi decisionali” come invece avevo potuto fare con la mia squadra riguardo all’antidopping, in due anni e mezzo mi sono messo a disposizione del cittadino perdendo anche molti dei miei pazienti, le persone che amavo più d’ogni altra cosa; ero convinto che tutti questi “governi tecnici” facessero si che anche alla Regione Lazio se ne creasse uno e che un medico potesse tornare utile.

Purtroppo e molto amaramente, ho dovuto constatare che la politica si chiude nelle sue stanze ed io non avevo esperienza politica, per me era tutto semplice, volevo che si avverasse il mio sogno, cioè quello di avere degli “ambulatori di prossimità” su tutto il territorio,per contrastare il fenomeno della mancanza dei posti letto e dei pronto soccorso negli ospedali.

Volevo e mi sono messo a disposizione dei cittadini e speravo di essere capito anche da tutti gli altri “Mario Brozzi” pronti a farlo con me, mi sono sentito come un profeta eretico, avevo visto negli anni passati nel calcio dilettanti pagati in maniera scandalosa, ma in politica è la stessa cosa, chi siede nelle stanze del potere non sa che anche oggi ci sono persone che stanno vagando per gli ospedali e i pronto soccorso e che potrebbero viceversa trovare assistenza in un semplicissimo ambulatorio di quartiere aperto 24 ore su 24.

Non sopporto l’idea che che abbiamo ridotto in modo scandaloso il numero dei posti letto per pagare i nostri “politicanti” e che per far ricoverare un paziente grave spesso ci dobbiamo muovere noi medici a volte anche al margine della legalità, ormai la Regione ha un’immagine negativa che ha accumulato con il tempo e non penso più alla sua credibilità istituzionale.

Io personalmente mi pento di non essere stato più incisivo e rigoroso, mai come oggi gli italiani devono rittrovare il principio della vita di “quartiere” riaprendo i loro ambulatori visto che le asl li chiudono in maniera inspiegabile.

In politica oggi esistono solo leggi delittuose e per ridurre gli sprechi si chiudono gli erogatori di prestazioni sanitarie e non di spese come i “vitalizi”, io ci sono finito dentro, involontariamente, ma proprio per questo resto a disposizione dei cittadini che hanno creduto in me e continuerò la mia lotta con loro affinché gli enti strumentali vengano sostituiti da poli tecnologici dove imprenditori “sani” vadano a ricostruire le infrastrutture territoriali nonj facendo più i debiti fatti finora senza avere ottenimenti.

Le asl devono essere accorpate e i cittadini devono potersi organizzare in strutture cooperativizie di mutuo soccorso con i medici del territorio,da parte mia continuerà ad esserci collaborazione senza necessariamente fare un tipo di politica a me non consona, perché la mia resterà sempre una politica biologica al servizio di chi mi ha amato e mi ama. Sono stato il primo in Regione ad essere contro gli sprechi inutili come le macchine blu e l’autista, ora i danari che riceverò torneranno utili per portare avanti il mio progetto da solo e la Balduina sarà la prima cellula sperando si moltiplichi presto. Sempre a completa disposizione di tutti come medico vi dedico queste poche righe.

Er primo pianto fu ‘n soriso

De la vita er primo pianto

L’aregalai a Mamma mia

In qua vita ricca de così sia

C’avvorgeva a povertà cor manto

Me c’arivedo in qua fotografia

Ingiallita de quer tanto

Da famme de ricordo vanto

Quer presepe è la Famija mia!

Eravamo come lei, in bianco e nero

Ancora nun c’ereno difatti li colori

Ma’ndò er farso lo copriva er vero

Crescenno ho’mparato a usà er colore

Tignenno e sfumature coi diversi amori

Tanto da soride oggi sentennome Pittore

r primo pianto infine fu ‘n soriso.

Affettuosamente Mario brozzi

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