Botta e Risposta del Dott.Brozzi: Nun chiacchierà, fallo … l’amore!

By on 26 Novembre 2013

Buongiorno gente mia che pensate voglio allietarvi con il ricordo di un film che quelli della mia età sicuramente ricorderanno, nella scena dove due fratelli devono scrivere una lettera “dettata” .

Il film è “Totò, Peppino e la malafemmina” di cui riporto il testo integrale:

Sei pronto? Avanti, scrivi, incomincia: signorina.

Dove sta la signorina?

Ma che, è entrata una signorina? Va’ avanti, animale, signorina è l’intestazione autonoma della lettera. “Signorina, veniamo noi con questa mia a dirvi una parola che scusate se sono poche, ma settecentomila lire a noi ci fanno specie quest’anno, c’è stato una grande moria delle vacche come voi ben sapete…”. Punto, due punti, ma sì, fai vedere che abbondiamo, abondantis adbondandum. “Questa moneta servono a che voi vi consolate, vi consolate”, scrivi, che aspetti?

Avevo capito l’insalata…

Non mi far perdere il filo… “Vi consolate dal dispiacere che avreta, che avreta, che avreta”, già, è femmina e va al femminile, “perché lo dovete lasciare”.

Non so… Perché che?

Che è non so? Perché è aggettivo qualificativo… “Perché dovete lasciare nostro nipote che gli zii che siamo noi medesimo di persona vi mandano questo perché il giovanotto è studente che studia che si deve prendere la laura, che deve tenere la testa al suo posto e cioè sul collo…”, punto, punto e virgola, punto e un punto e virgola.

Troppa roba!

Lascia fare, se no dicono che siamo provinciali, siamo tirati… “Salutandovi indistintamente, salutandovi indistintamente… i fratelli Caponi”… apri una parente, “che siamo noi”. Hai aperto la parente? Chiudila.

Ciò che mi fa venire in mente questa lettera, al di là degli errori grammaticali tesi all’effetto comico, sono gli artifici di natura linguistica tesi a rafforzare i concetti come l’uso del “punto, punto e virgola e dei due punti” per non essere “tacciati di tirchieria”.

Ed è ciò che sta accadendo oggi, si usano tante belle e inutili parole per descrivere un sentimento inesistente negli animi di chi non è in grado di governarci, al termine della lettera, Totò chiede al “fratello” se vuole aggiungere qualcosa e Peppino propone “SENZA NULLA A PRETENDERE”

“Nun chiacchierà, fallo … l’amore!”

N’senti artro che parlà d’amore!

Bocche piene de porvere de gnente

che’nsisteno cor circuivve, “pora gente”,

co’ quarcosa, purchè s’affitti a ore!

Sarò beccamorto impertinente,

de quelli che conserveno un core

sempre a disposizzione, “Sor Amore”,

speranno in Voi co Noi, “pora gente”.

Si fossi io Amore, sarei ’ncazzato

che so certo -manco ce crederete-

mannerei ognuno a morammazzato!

Giacché “Amore” è der Padreterno,

che presto a rispettà’ ritornerete,

guida nutriente, senza governo!

Affettuosamente Mario Brozzi

 

 

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