Auguri Presidente Trump

By on 11 Novembre 2016

(*) Di Cristiano Ottaviani

Donald Trump è il nuovo Presidente degli Stati Uniti.  Hillary Clinton la candidata dell’establishment ha perso. Il popolo americano ha detto no a lei, ai neocon, ai Bush e alle guerre. I disprezzati “bianchi non laureati” hanno dato la presidenza ad un miliardario repubblicano.

Trump ha ottenuto   il consenso degli operai e dei contadini e negli stati di tradizione democratica e sindacale. L’hanno votato gli stessi che otto anni fa affidarono ad Obama le loro speranza. I dati ci dicono che il nuovo presidente ha ottenuto molti voti anche tra neri e  latinos, tra cui c’è tanta gente per bene, che lavora sodo e vuole vivere e arricchirsi in sicurezza con la propria famiglia fregandosene dei professionisti dell’antirazzismo.

Come per il Brexit, Trump ha avuto dalla sua la popolazione più solida e autentica, mentre i capricciosi artisti di Hoolywood, chi vuole vivere di assistenza, i parassiti speculatori dell’alta finanza, insieme per carità a tanti onesti cittadini,  hanno votato Hillary “ la corrotta” Clinton.

Per giustificare il suo successo si è parlato di rabbia, cosa in parte  vera. Ma i democratici non hanno contrapposto a questa un progetto sano e razionale di sviluppo del paese. Si sono limitati a usare i media amici, messi a disposizioni dall’alta finanza, per farsi scudo con un buonismo lobotomizzante e ripetitivo che problemi economici e di ordine pubblico stanno rendendo sempre più insostenibile.

Donald Trump e il suo programma

Trump viene da una famiglia di imprenditori edili e si è sempre vantato di aver fatto soldi senza speculare in borsa, ma  con cose concrete. E’ un auspicio. Guappo e pacchiano, il nuovo Presidente è un perfetto mix tra un ossigenato don Corleone, John Wayne e Larry Flynt, ma è anche un abilissimo comunicatore e, come ogni ricco da strada, ha fiuto da vendere.  E’ un coraggioso. Crede in se stesso senza limiti e per questo fa, sia nel bene che nel male, cose incredibili . Lottatore nato, nessuno come lui è stato in grado di sintonizzarsi con l’animo profondo del paese e di farsene interprete.  Ha capito cose di buon senso e fondamentali come ad esempio che con la Russia e gli altri non occorre fare la guerra ma accordarsi e che il sistema tecnocratico apolide con cui è stata costruita la globalizzazione  non funziona più.

Servono stati democratici, ma nazionali e sovrani con la politica capace di essere preminente sull’economia. Il tycoon  ha chiaro  che le nazioni moderne devono essere forti, ben armati e sicuri, e che l’immigrazione non è una dinamica scontata della storia, come dicono quelli che finanzia Soros e fino a qualche giorno fa, un sempre precocemente informato, Papa Francesco, cosi come l’Islam non è  cultura a cui regalare la nostra.

Protezionista duttile e pragmatico  nonché assertore di particolare forme di welfare e di maggior tutele per i lavoratori, Trump insiste a favore di un piano organico di rilancio industriale e di investimenti infrastrutturali e al tempo stesso per la detassazione. Utopie? Le sue idee hanno avuto il giusto consenso nonostante le quotidiane cretinerie di cui lo accusavano il 90% dei media e tutto il mondo che conta. Ora vedremo

Una guerrra di poteri

Se la sua vittoria è anche quella dell’industria sulla   finanza virtuale che vizia tutto e  porta a vivere uomini e stati in pericolose bolle di sapone è anche, forse, altro.

Si dice infatti che si sia svolta una guerra segreta tra poteri, una seconda rivoluzione americana  combattute tra elite che però ha avuto successo solo per il consenso del popolo. Secondo questa teoria  Assange, , Snowden e Pieczenik non sono stati altro che i portavoce di un gruppo importante, radicato nei servizi e nelle forze armate  con lo scopo di bloccare la vittoria della Clinton e di evitare, per i capricci di viziosi finanzieri , la guerra. L’apparato militare, che non e’ il mostro delle fiabe delle anime belle, ma una forza storica inevitabile nella vita dei popoli ed e’ sempre articolato e complesso, ha tutto l’interesse a riordinare il suo impero, stravolto dalla dissennata politica speculativa e acriticamente globalista di neocon e  dem senza scrupoli,  sensibili ai regalini degli sceicchi e strategicamente minchioni

Obama lo sconfitto

Obama è stato in prima fila contro Trump. La cosa è insolita per un Presidente e rende ancora più evidente il suo fallimento.

Nonostante il suo carisma e le tante speranze, il Presidente democratico ha solo drogato con il debito pubblico estero l’economia americana, portando avanti una politica di welfare pasticciata più da “cassa del pane” sudamericana che da democrazia attiva in grado di stimolare investimenti e crescita. Obama, nobel per la pace e del conformismo, ha fallito anche in politica estera. Filo islamico, è stato sempre a metà tra l’interventismo guerrafondaio della Clinton e  l’isolazionismo. La sua indecisione ha generato un caos pericoloso  che ha consentito l’inserimento in contesti consolidati a poteri pericolosi persino interni alla sua amministrazione.

Ma soprattutto per me  Obama ha fallito nello  “spirito”. Dimenticare le radici cristiane degli Stati Uniti sostituendole con i commenti dei cantanti di Mtv, significa togliere all’America la sua stessa anima e la sua  forza più profonda. L’America non e’ grande con il buonismo piagnone e smodato degli artisti cannaroli, ma  con lo stoicismo religioso e la dignità di chi sa lottare e amare onorando, da liberi, Dio. Il Presidente uscente in questo ha dimenticato la lezione del suo più importante maestro, il reverendo King.

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Le Speranze di una Presidenza.

Tra poco si scoprirà che Trump non è un mostro e che favorire la domanda interna è piu’ “di sinistra” rispetto ai girotondi e le analisi geopolitiche della cantante Madonna.

A breve l’inevitabile deprezzamento del dollaro consegnerà la buffonata euro alla spazzatura della storia dove avrebbe dovuto stare sin dall’ inizio e cambierà tutto. Certo la guerra non è finita. La finanza, sempre duttile, è pronta a percepire ogni spazio vuoto della architettura  politica che sta nascendo e   cercherà di attivare le sue soffocanti spirali speculative, ma  il mondo, tranne colpi di coda , grazie ancora una volta all’ Inghilterra e all’ America, si appresta a cambiare.

Speriamo che tutte questi propositi non restino delusi e che Donald Trump sia un Roosevelt travestito da Reagan.

Speriamo che i popoli possano tornare a vivere in pace e prosperi come prima di questa  crisi  e  che i giochini sovranazionali portati avanti dalla finanza speculativa non solo finiscano, ma siano monito per il mondo che verrà.

Auguri Donald, auguri Presidente. Ci associamo a chi oggi ti saluta nel mondo come una guida.

Quando tutti ti hanno deriso, noi abbiamo avuto l’onore di sentirti  vicino.

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La nostra simpatia non poteva che andare a te simpatico e umanissimo peccatore che hai il coraggio di dichiarare pubblicamente l’aborto e l’eutanasia come abomini, in un mondo in cui persino i baciapile e i bravi ragazzi di parrocchia hanno smesso di farlo.

Da oggi ti chiediamo di seppellire ogni scemata  razzista, anche se siamo disposti a chiudere un occhio su qualche moderata e garbata battuta contro le femministe. Auguri Donald, vecchio cuore americano, hai riacceso anche con  le tue stranezze e forse  pure con queste, la fiamma di una nazione che ha saputo difendere se stessa sparando ai tiranni per dare al popolo il controllo del governo . Auguri Presidente, riporta l’America alla sua grandezza e con lei l’Occidente e il mondo civile fiero, giusto e umano con tutti, perché chino solo a Dio.

(*) Giornalista Pubblicista – Caporedattore Informazione Quotidiana

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