Auguri a Crosetto

By on 8 Novembre 2013

crosetto1di Cristiano Ottaviani (*)

IQ. 08/11/2013 – Mattei Renzi sembra avviato a divenire leader del PD.

La vecchia guardia del partito ha studiato tutti i possibili e immaginabili trabocchetti per rendergli amara la vittoria e preparare l’affossamento della sua leadership. L’antipatia dei notabili democratici verso il sindaco di Firenze non è solo personale, ma tesa a conservare la fisionomia di un partito che vuole essere un c.d.a di notabili, poco importa se coerente e politicamente efficace.

Se Renzi a mio avviso esprime il tentativo di una politica forse seria e ha un progetto che potrebbe essere anche realistico e pragmatico, c’è un altro politico che merita rispetto e stima per il difficile compito che si è prefisso: Guido Crosetto.

Apparentemente Renzi ha molte più possibilità di avere successo rispetto al rivale di FdI. Il giovane politico toscano sta per assumere la guida di un grande partito organizzato, ha come rivale un centro destra diviso e in crisi di identità e gode di grandissima popolarità.

Crosetto non è stato eletto deputato e si ritrova in un partito dove, soprattutto a Roma, la guida e il controllo è della giovane Meloni legata ai notabili dell’ ex An.

La sua forza tuttavia non è nei numeri, né nel potere effettivo che occupa nel suo minuscolo partito, ma nelle idee e nella visione che esprime.

Il centro destra negli ultimi anni ha mostrato di avere molto seguito tra gli elettori, ma la sua proposta politica, al di la della protesta fiscale poi sempre delusa, è sempre stata deludente e confusa.

Berlusconi non è propriamente un uomo politico di destra, ma un ricco e geniale imprenditore, dotato di grande leadership e abilissimo nel manovrare il potere. E’ stato importante per creare il bipolarismo, ma a lungo andare ha finito per affondare le speranze dei tanti che avrebbero voluto una forza liberal nazionale così come sembrava possibile alla fine della Prima Repubblica.

In venti anni Berlusconi ha lottato con grande forza e capacità, ma per i suoi interessi personali non per quelli del paese. La grottesca demagogia con cui il nostro centro destra deforma il garantismo è puro lassismo istituzionale che, insieme alla finanza allegra e ad un pasticciato statalismo corporativo, poco ha in comune con il senso dello Stato e il richiamo alla modernità della destra storica. Le stesse impennate del cavaliere in questi anni sono stati più scatti personali che reale difesa delle posizioni dI destra, sdoganata si, ma se al potere poco coraggiosa verso il “politicamente corretto”.

Gianfranco Fini, che molti consideravano il possibile erede del Cavaliere, ha deluso con il suo spregiudicato revisionismo e la sua mancanza di tempismo. Antonio Martino il grande liberista, legato alla tradizione della destra libertaria americana, non è stato praticamente mai ascoltato su i suoi temi di competenza. Persino la dottrina federale e comunitaria di un proto-leghista come Gianfraco Miglio non è stata tenuta in considerazione mentre il teorico della destra nazionale Domenico Fisichella, indignato e deluso, si è ritirato dalla vita politica

Il vero uomo di governo della politica berlusconiana è stato Tremonti, verso cui Crosetto è stato ed è ampiamente critico. Al di la della retorica lo statalismo dell’ex ministro dell’economia non ha tutelato la sovranità nazionale ma ha dato corpo ad un corporativismo chiuso in se stesso, classista, dominato da un logica speculativa capricciosa e alla fine incapace di incidere sulla vera struttura del nostro declinante Paese.

Crosetto è liberista ma pragmatico. Non va confuso con i Giavazzi e i Giannino di turno, che di politica non capiscono nulla, perché non è un convertito di sinistra, ma viene da una corrente della Dc vicina al vecchio Partito Liberale. Crosetto a differenza della destra di Fratelli d’Italia è attento a far rimanere il suo movimento nel pallido e confuso, ma rassicurante e politicamente collaudato, Ppe. Uomo concreto viene dall’imprenditoria, il che spesso vale più di certi titoli accademici, e da buon piemontese, anzi cuneese, non è ideologico, esattamente come grandi liberali del passato quali Giovanni Giolitti e Luigi Einaudi.

Liberismo e liberalismo nazionale, destra storica, cattolicesimo democratico e dottrina sociale in chiave capitalistica e moderna sono le vere basi su cui costruire il polo del centro destra che verrà.

Crosetto da questo punto di vista è avanti rispetto al “buon senso” di Alfano, all’impeto pitonato e sibilante della Santanchè e ai ruspanti revival nazional-sociali di Storace e della sua stessa alleata di partito.

Nessuno sa i destini del centro destra. Berlusconi difficilmente mollerà, se ne avrà la possibilità, la sua creatura mentre le “colombe” proveranno a becchettare la leadership del cavaliere puntando per il 2018 alla costruzione di una DC demodé. In questo contesto è difficile, ma non impossibile, che il centrodestra riesca a fare tesoro della sua esperienza e della sua vocazione, organizzando la sua struttura partitica in maniera simile al Partito Repubblicano americano. Primarie, think tank e forti legami con il mondo dell’associazionismo cattolico potrebbero rendere questo schieramento per ora monarchico e autoreferenziale, aperto e pronto ad elaborare vera politica.

Oggi Crosetto non ha nulla. La sua vocazione sembra essere più quella del politico di minoranza che di leader di massa, ma è l’unico che ha in un polo, se non nostalgico, Berlusconicentrico, il gusto e il dono della lungimiranza e il senso della realtà, non è poco.

La Libertà, considerata difesa della cultura ghibellina e occidentale e incentrata sulla dignità della persona, la Nazione vista quale rivendicazione democratica di sovranità e eredità spirituale culturale della nostra storia, e la Dottrina Sociale come messaggio per leggere non il mondo di ieri ma quello di domani, sono l’unico trinomio capace di ridare all’Italia prosperità e fierezza. Per quanto mi riguarda i due poli tanto più si avvicineranno a questi ideali, tanto più otterranno buoni risultati oltre che il mio personale consenso.

Crosetto se continuerà sulla sua strada con coraggio e fermezza, come sta facendo, potrà avere successo. Glielo auguro. L’Italia, se fallirà Renzi, andrà a destra, tra tutte quelle che esistono la migliore è la sua.

(*) Giornalista Pubblicista – Vicecaporedattore Nazionale Informazione Quotidiana

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