Assemblea nazionale del PD: gli interventi

By on 14 Dicembre 2014

“Hai ragione a rivendicare il primato della politica. Ma non è mai esistito un primato della politica separato dalla socieà. E oggi forse qui qualche parola su quella grande giornata dell’altro ieri, avresti potuto dirla. Anche per criticarla. Ma non ignorarla, perché ignorarla non e’ il compito della sinistra. Quelle piazze, quel popolo, quei sindacati non sono e non potranno mai diventare il nostro nemico”. Così Gianni Cuperlo, in assemblea nazionale, si rivolge al segretario Matteo Renzi.

A proposito del “come si governa una comunità, chi dirige il partito- dice Cuperlo- non deve spezzare mai quel vincolo di appartenenza che non è dato dallo statuto, ma dai principi che dicono chi sei. Quando la sinistra sceglie di monetizzare ogni licenziamento economico anche se viziato da una frode, quando si compie quella scelta, si compie una scelta che non è di sinistra”. Cuperlo torna sullo sciopero generale: “Quel popolo che l’altro giorno ha invaso decine di piazze è un popolo carico di sofferenza. E nonostante questo sciopera, rinuncia a un giorno di stipendio e sciopera. Non possiamo ignorarlo”.

“Nessuno cerca il fallimento delle riforme, nessuno vuole la palude. Il punto è aiutare il Paese con le riforme giuste. Non si tratta di mugugnare, ma di migliorare”, ha concluso.

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“Quando si sta in un sentiero molto stretto e bisogna camminare in cordata, ci vuole la disciplina. Nessuno puo’ tirare la cordata da una parte e dell’altra perchè altrimenti si cade. E se noi cadiamo ci trasciniamo dietro l’Italia”. Cosi’ il vicecapogruppo del Pd al Senato, Giorgio Tonini, nel suo intervento.

“Sul terreno del lavoro non lavoriamo per togliere diritti a chi ce li ha, ma per costruire una nuova generazione di diritti per una nuova generazione di lavoratori”, sottolinea Tonini che, tornando sul Pd e sui lavori parlamentari, afferma: “la discussione deve essere la piu’ ampia e libera possibile ma poi c’e’ il momento della solidarietà nel voto”

“Anche il sindacato deve interrogarsi di cosa serva davvero a questo Paese. Perchè abbiamo tre sigle che sono nate tra il ’47 e il ’48. Nei grandi Paesi europei, di sindacato ce n’è uno. Non possiamo avere una continua lotta tra sindacati divisi da una questione politica”.

E sulla questione interna ai Democratici : “Al nostro interno c’è una sola regola che deve valere. Che siamo compagni di un’unica impresa. Ma serve disciplina, perchè – conclude Tonini- non può esserci chi tira la cordata da una parte e dall’altra”.

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“E’ inaccettabile la delegittimazione di chi ha posizioni diverse dalle tue. lo non sto in Parlamento per gufare o per far fallire le riforme. Non ti permetto più di fare le caricature di chi non la pensa come te”. Lo ha detto Stefano Fassina, rivolgendosi al premier e segretario del PD Matteo Renzi

“Diventiamo non il partito della nazione ma dell’establishment, della troika. Stiamo riposizionando il PD nella consapevolezza del nostro gruppo dirigente. Noi stiamo perdendo un pezzo fondamentale di rappresentanza del mondo del lavoro, del lavoro debole, subalterno. Stiamo cambiando identità, stiamo cambiando funzione politica. A me questo non va bene.

Se vuoi andare ad elezioni dillo, smettila di scaricare la responsabilità sulle spalle degli altri. La minoranza non fa diktat e non vuole andare al voto prima del 2018. Non ti permetto più di fare caricature di chi la pensa diversamente da te, è inaccettabile”, ha concluso Fassina.

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“Non credo che Renzi voglia andare a votare nei prossimi mesi, perchè sarebbero elezioni che cadono nel periodo peggiore dal punto di vista economico, sociale e finanziario e il nostro profilo in Europa pagherebbe un prezzo altissimo, la responsabilità sarebbe di tutti noi, non di una parte del PD: non ci sarebbe uno che vince o uno che perde nel partito”. Così Guglielmo Epifani nel suo intervento in Assemblea.

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“In Italia se non regge il PD ci sono Grillo e Salvini. Siamo l’unico partito che non è antisistema”. Così Roberto Speranza, capogruppo PD alla Camera. Speranza auspica che si “ricostruiscano le condizioni per una fiducia vera all’interno del PD, in quanto c’è una coincidenza di destino tra la tenuta del Paese e la nostra capacità di essere al’altezza.
Bisogna evitare tutti toni da tifoseria che servono a molto poco. Le rotture non servono a nulla, non servono rispetto al peso che abbiamo sulle spalle. Non va bene il muro contro muro – aggiunge – E’ inimmaginabile che questo diventi il luogo dello scontro permanente. Sbagliato mettere sotto il governo in Parlamento ma dobbiamo riconoscere legittimità a un dibattito parlamentare vero. La responsabilità – sottolinea – è tutta sulle spalle del PD, non possiamo perdere questa occasione.

Ci sono stati momenti tutt’altro che banali in Parlamento: ho visto lacrime sul Jobs act e in commissione Affari costituzionali. Sono orgoglioso di chi ha saputo decidere ma anche di chi in quei giorni ha pianto. Non c’è solo cinismo ma anche pezzo di mondo che ha votato sì al Jobs act soffrendo”.

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“E’ pessima caricatura dire che il Governo fa le politiche della Troika. Noi abbiamo aperto la vertenza austerità”, apre così il suo intervento all’Assemblea il presidente del PD Matteo Orfini. “Io non credo che il PD sia nato per rappresentare quelli che erano in piazza l’altro giorno. Ma perderebbe la sua indentità se li considerasse dei nemici, su questo sono d’accordo”. Noi- aggiunge – dobbiamo rappresentare una parte della società, non tutta. Ma quella parte è più ampia di quelli che erano in piazza”. Orfini rivolgendosi a Renzi: “E’ importante uscire da qui con dei messaggi di inclusione nuovi. Spero che lo faccia il presidente del consiglio e segretario del partito. Oggi noi rischiamo di sembrare un partito che divide il Paese. Ma siamo nati per unirlo”.

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