Andamento delle Interruzioni Volontarie di Gravidanza nel Lazio.

By on 1 Novembre 2013

bambinoIQ. 01/11/2013 – L’andamento delle IVG nel Lazio, dalla data di approvazione della Legge 194 del 1978, è consistente a quello osservato nelle altre regioni italiane.

Nel 1982 si è avuto il numero maggiore di interventi di interruzione di gravidanza (26.350 con un tasso di abortività pari a 20,6 IVG per 1.000 donne residenti in età 15-49 anni), fino a meta degli anni ’90 c’è stata una diminuzione delle IVG (14.789 nel 1995),seguita da una tendenza alla stabilizzazione e poi da una costante di minuzione negli ultimi anni. Nel 2012 sono state notificate 11.813 IVG pari ad un tasso di abortività di 8,6 per 1.000 donne in età fertile ed a un rapporto di abortività di 203 per 1.000 nati vivi. L’andamento del fenomeno è certamente condizionato, in particolar modo da metà degli anni ’90, dall’aumentata presenza nel territorio regionale di donne con cittadinanza straniera. Infatti negli anni vi è stato un incremento di IVG richieste da donne straniere immigrate: nel 2012 le IVG effettuate nel Lazio da donne nate all’estero sono state 4.481 (pari al 41% del totale di IVG effettuate in quell’anno) rispetto a 1.141 (5%) del 1987.

* Delle IVG effettuate nel 2012, 1.274 hanno riguardato donne non residenti (il 66% di queste nate all’estero).

* La gran parte delle IVG è stata effettuata nella classe di età 25-34 anni (40,7%), dato rimasto abbastanza stabile negli ultimi anni. Distinguendo tra donne nate in Italia e non, nel 2012, si osserva una età media più elevata per le donne italiane (30 anni) rispetto alle donne provenienti da paesi a forte pressione migratoria e non residenti (27 anni).

Il 58% delle IVG effettuate nel 2012 ha riguardato donne nubili. Lo stato civile delle donne che richiedono IVG si è modificato nel tempo con percentuali di nubili alla fine degli anni ’80 del 40% e degli anni ’90 del 48%. Si osservano differenze nello stato civile fra italiane e straniere con una percentuale maggiore di nubili fra le prime (anno 2012, 63% tra le italiane e 56% fra le straniere).

Si è modificata nel tempo anche la composizione delle IVG per titolo di studio della donna. Il 49% delle donne che hanno abortito nel 2012 riferiva un diploma di scuola superiore ed il 35% uno di scuola media inferiore. È aumentata la percentuale di donne con Laurea cha passa dall’1% nel 1987 all’11% nel 2012. Percentuali di donne con scolari tà bassa (scuola media di I grado o elementare)superiori al 50% si osservano per le donne straniere.

Nel 2012, il 47% ha dichiarato di essere occupata, il 21% di essere casalinga e il 14% riferiva una condizione di studentessa; la condizione di occupata risulta particolarmente bassa fra le donne provenienti dai paesi a forte pressione migratoria e non residenti in Italia (22%).

Nel 2012 il 21% delle donne che ha effettuato una IVG aveva un figlio e il 27% ne aveva più di uno,mentre il 24% delle IVG è riferito a donne con una storia precedente di interruzione di gravidanza (tale percentuale è del 17% fra le italiane, del 33% fra le donne provenienti dai paesi a forte pressione migratoria residenti in Italia e del 43% fra le stesse  non residenti).

Il 48% delle certificazioni per l’intervento di IVG (anno 2012) sono state rilasciate dai Consultori familiari, il 31% dai servizi ostetrici ginecologici ospedalieri ed il 9% dal medico di fiducia. Il 16% delle IVG sono state certificate come urgenti. Per quanto riguarda l’assenso per le minorenni, questo è stato dato nel 44% dai genitori e nel 37% dal giudice tutelare. Dal 1987 al 2012 si è osservato un aumento della quota degli assensi ottenuti dai geni tori, fino a superare quelli ottenuti dal giudice tutelare.

La gran parte delle IVG (anno 2012) viene effettuata entro le 10 settimane di gestazione (77%) ed 20% circa fra 11 e 12 settimane. Va rilevata l’interruzione del trend in diminuzione delle IVG entro le 8 settimane che nell’ultimo anno sono aumentate del 13% rispetto a quello precedente. Questo risultato va interpretato alla luce dell’incremento dell’offerta di IVG farmacologica. Aumenta nel periodo 1987-2012 la quota di IVG oltre le 13 settimane di gestazione (da 13 a 101 a 13-15 settimane, da 17 a 225 a 16-20 settimane e da 14 a 135 a 21 settimane e oltre).

Nel 2012 ci sono stati 461 (3,9%) aborti che si sono verificati oltre il 90° giorno, pari ad un tasso del 3,3 per 10.000 donne residenti 15-49 anni. Dal 2000 al 2012 c’è stato un progressi vo aumento degli aborti tardivi (dall’1,6% al 3,3%) maggiormente a carico delle italiane rispetto alle straniere.

*Aumentano i tempi di attesa tra data della certificazione e data dell’intervento: la quota di IVG contempo di attesa superiore a 14 giorni è passata dal 35% nel 1987 al 44% nel 2012. L’aumento delle IVG entro i novanta giorni con età gestazionale più avanzata e l’aumento del tempo di attesa sono due indicatori, correlati spesso fra loro, possibile espressione di maggiori difficoltà nell’applicazione della legge.

La quasi totalità degli interventi è stata effettuata in strutture pubbliche (97%). Negli anni si è osservata una diminuzione del numero di strutture che effettuano IVG: nel 2012 erano 25 per 11.813 interventi rispetto a 53 (di cui 5 private) per 20.810 IVG nel 1987. In generale, il 50% delle IVG viene effettuato nella ASL di residenza; se si prende in considerazione l’intera città di Roma, la percentuale di IVG di donne residenti che effettuano l’intervento nello stesso comune sale al 98%. La mobilità fuori ASL è invece molto elevata nelle ASL Roma F (77%), Roma G (66%) e Frosinone (62%).

*L’anestesia generale viene impiegata nell’80% delle IVG (anno 2012). L’isterosuzione rappresenta la tecnica ampiamente più utilizzata (92%). Nella quasi totalità dei casi l’intervento di interruzione di gravidanza è stato effettuato in day-hospital.

*Nel 2012 si è osservato un aumento delle IVG farmacologiche, passate da 318 nel 2011 a 624. Le donne che hanno effettuato una IVG farmacologica, rispetto al totale non differiscono per età e stato civile mentre risultano più istruite (Laureate 25% vs 11%).

*Il flusso sull’obiezione di coscienza mette in evidenza che il 61% del personale infermieristico risulta essere non obiettore; la percentuale scende al 39% per il personale ostetrico fino ad arrivare al 28% e 18% per anestesisti e medici.

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