Allarme Violenza nelle relazioni affettive. L’Angolo della Psicologa di M.Nicolini

By on 21 Aprile 2013

della Dott.ssa Marisa Nicolini (*)

IQ. 21/04/2013 – In questo articolo intendo affrontare un aspetto delicato e poco conosciuto delle relazioni affettive, ovvero la collusione all’interno della coppia.

Si tratta di una forma di intesa inconscia che può aver luogo all’interno di rapporti tra partner che presentano caratteristiche di personalità, conflitti, bisogni diversi, a volte opposti, ma complementari, che viene definita collusione, dal latino cum-ludere: giocare insieme, illudersi, ingannarsi a vicenda.

Un gioco comune, dunque, nel quale l’attrazione e l’attaccamento di un partner nascono inconsapevolmente dal bisogno di svolgere un ruolo complementare rispetto all’altro.

Una intesa a due che è illusione e inganno reciproco perché a giocare sono i conflitti di fondo non superati, da cui derivano invariabilmente altri conflitti, in un’escalation affettiva e aggressiva che può giungere all’estremo.

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Premessa

Il filo rosso conduttore che lega fenomeni apparentemente diversi quali lo stalking, il mobbing, il bullismo, le diverse tipologie di violenza endofamiliare, è il bisogno di CONTROLLO e POTERE da esercitare su chi si sceglie quale vittima, ossia la persona (donna, bambino, uomo, anziano, disabile) che per talune sue caratteristiche di personalità e/o socio-economiche viene considerata capace di subire, di colludere in una relazione patologica con il persecutore.

Ebbene sì, il persecutore (e, più raramente, la persecutrice) sceglie con cura la sua vittima per dar vita al suo progetto ossessivo e ossessionante di gestione del controllo e del potere in una dinamica collusiva, dove i tratti temperamentali di carnefice e vittima si saldano in modo da consentire al primo di attivarsi dominando e alla seconda di accettare passivamente e subire. In assenza di una simile collusione è pressoché impossibile attuare e sostenere nel tempo condotte violente via via disfunzionali, psico- o sociopatiche fino al crimine.

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Caratteristiche psicologiche e psicopatologiche della vittima e del persecutore

Da questa premessa si comprende che vittima e persecutore, in qualunque forma di violenza, devono possedere caratteristiche psicologiche e/o psicopatologiche complementari, collusive appunto.

Secondo la pratica clinica le più frequenti sono:

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Tutto ciò porta la vittima ad entrare nel cosiddetto ciclo della violenza, a subire ripetutamente e a non denunciare.

Esistono poi caratteristiche che i due attori della violenza (persecutore e vittima) hanno in comune, benché declinate in modi opposti:

DISTURBI DELL’ATTACCAMENTO PRIMARIO, ovvero quella forma di sicurezza (o insicurezza, dipendenza, evitamento, ecc.) che si acquisisce nelle prime fasi di sviluppo tra bambino e persona che si prende cura di lui. Un attaccamento sicuro si costruisce grazie all’introiezione di una figura che presta cure amorevoli, pronte, contenitive, in un ambiente affettivo prevedibile e costante. In assenza di tali caratteristiche del caregiver, si struttura un attaccamento disfunzionale fino alla patologia. Nell’età adolescenziale e adulta, tramite i cosiddetti Modelli Operativi Interni, il soggetto tenderà ad aspettarsi dal partner quelle modalità relazionali che ha introiettato da bambino, riproponendo ed elicitando sicurezza ovvero insicurezza, dipendenza, evitamento, freddezza, distanza emotiva, aggressività, così come sperimentate nelle precoci fasi di sviluppo.

TRATTI DI DIPENDENZA AFFETTIVA, ovvero l’incapacità di risolvere relazioni affettive considerate inadeguate o persino dolorose. Strettamente connessa al punto precedente, la dipendenza affettiva rende i soggetti di una relazione collusa interdipendenti, manipolativi, non liberi e non “liberabili” se non all’esito di un riuscito percorso psicoeducativo e psicoterapeutico, spesso lungo e difficile.

PATOLOGIE DELL’IO e delle prospettive che si hanno (o si potrebbero costruire) nel futuro in assenza di quella persona, di fatto disfunzionale rispetto ad una sana relazione ma idealizzata nel bene e nel male, resa molto importante, insopprimibile proprio perché collusa in un rapporto che comunque nutre gli aspetti carenziali e patologici di quell’Io.

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Effetti della violenza sui minori, futuri vittime o persecutori

Nell’attività psicologica clinica e forense incontriamo spesso coppie colluse, tanto da pensare che coppie “perfettamente sane” non esistano, ciascuno cerca l’altro in un complicato gioco di rispecchiamenti in cui si crea il nuovo sempre sulla scorta del vecchio, degli engrammi mentali e culturali che ciascuno reca in sé dall’infanzia.

E torna il concetto dell’infanzia, periodo sommamente importante per il destino individuale e della coppia in base a quanto abbiamo detto, quindi della famiglia, in cui la prole andrà a costituire una nuova generazione a sua volta fondata sui vissuti precoci, sugli esempi di assistenza e amorevole contenimento forniti dai genitori.

E’ pertanto evidente che un ambiente affettivo freddo e scostante, già di per sé maltrattante, produrrà bambini insicuri che faranno nevroticamente del tutto per attirare l’attenzione, faranno carte false per meritarsi l’amore altrui. Così da piccoli e così da grandi.

In un ambiente violento si impara a gestire i rapporti e a ottenere soddisfazione ai propri bisogni tramite la violenza.

Assistere alla violenza di un genitore nei confronti dell’altro crea confusione nel mondo interiore dei bambini su ciò che è affetto, intimità, amore, e va a minare il cuore delle relazioni primarie rendendo quell’individuo incapace di sentirsi degno e sicuro.

La violenza di cui si fa esperienza in famiglia avviene all’interno della relazione affettiva primaria e fondativa, diventando rappresentativa di essa e di ogni altra relazione intima.

L’esposizione alla violenza intrafamiliare (fisica, psicologica, sessuale, economica, assistita o percepita, come nel caso, ad esempio, di una madre perseguitata da un partner maltrattante o da un molestatore assillante, lo stalker) è un grave trauma per i bambini ed è il principale fattore della trasmissione intergenerazionale della violenza.

Se è difficile liberare gli adulti dalla spirale della violenza, se non con precisi e specifici percorsi riabilitativi e terapeutici, come pensiamo che possano rimanere indenni i bambini che assistono alle esplosioni di aggressività in famiglia, dove vittima e carnefice sarebbero – parimenti amati – i genitori?

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Per i bambini, almeno fino all’adolescenza, anche schierarsi con il genitore-vittima è una forma di violenza, perché essi amano e dipendono materialmente e affettivamente anche dall’altro genitore-carnefice.

Figli collusi di coppie colluse, devono condividere l’infelice strada che i genitori stanno tracciando (chi agendo, chi subendo collusivamente la violenza) anche per loro, nel presente e nel futuro.

Eppure sentiamo ancora madri che dicono di prendere “le bòtte” quasi quotidianamente e che non pensano (né accettano se qualcuno lo propone loro) di separarsi “Per il bene dei figli”.

Ecco, sono questi i “Fiori rubati dal vento” di cui si è parlato ieri presso il Museo Criminologico di Roma all’interno del Convegno organizzato dall’Associazione “Donne per la Sicurezza onlus”: bambini con radici (i genitori) fragili e malate, a loro volta facili prede della violenza – subita o agita – perpetuando così il ciclo alle future generazioni.

Nella pratica clinica rintracciamo spesso, alla base di gravi psicopatologie (tipo il Disturbo Borderline di Personalità) una genesi della personalità in presenza di violenza, diretta contro il paziente allorché era bambino, o assistita in famiglia.

Violenza fisica e psicologica, maltrattamenti e abusi, non solo sessuali, ma anche mancata protezione di un adulto che sapeva ma non tutelava il bambino, spesso di una madre che non parlava e non alzava un dito per difendere il figlio/la figlia abusata dal padre o da altri familiari.

 

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I bambini in questa condizione imparano il loro disvalore, introiettano profondamente l’idea che non valgono, non meritano rispetto, sono indegni.

Non costruiscono un senso di identità radicato ed hanno un’alta probabilità di divenire a loro volta violenti: contro gli altri, ma anche contro se stessi.

Sono esempi di aggressività autodiretta, di volontà benché inconsapevole di autodistruzione:

• alcune forme di depressione,

• l’autoisolamento,

• l’alcolismo,

• l’abuso di sostanze psicoattive,

• i comportamenti a rischio (p. es. promiscuità sessuale, alte velocità),

• provocarsi ferite,

• all’estremo, il suicidio.

Conclusioni

L’Associazione “Donne per la Sicurezza onlus” è attiva in questo senso operando per

– La Prevenzione primaria: nel contesto sociale, tramite l’informazione, la formazione e l’educazione, in particolare nelle scuole;

– La Prevenzione secondaria: tramite la rilevazione precoce della violenza, interventi rapidi per interrompere la violenza e proteggere tutte le vittime;

– La Prevenzione terziaria: aiutare ad affrontare la violenza subita e a superare il danno da questa provocato.

Se vogliamo sperare di affrontare l’emergenza violenza, ognuno nel proprio settore deve sentirsi chiamato alla responsabilità di agire fattivamente affinché sia diffusa quanto più possibile la cultura del valore della persona, di ogni persona, che nella propria identità, nella propria coppia, nella propria discendenza possa far radicare attaccamento sicuro, autostima, capacità di contenere gli impulsi e rispetto reciproco.

Per non dovere mai più sentir dire: “Era inevitabile!”.

 

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Dott.ssa Marisa Nicolini

(*) La Dott.ssa Marisa Nicolini è psicologa e psicoterapeuta, abilitata all’insegnamento della Psicologia Sociale e Consulente Tecnico d’Ufficio del Tribunale di Viterbo.

Collabora, tra l’altro, con la Casa di Cura “Villa Rosa” di Viterbo e con la “Clinica Parioli” di Roma e riceve presso lo Studio di Psicologia Clinica e Giuridica in Via A. Polidori, 5 – Viterbo, cell. 3288727581, e-mail m_nicolini@virgilio.it

Collabora con le Associazioni AIAF (Avvocati di Famiglia e Minori) e Donne per la Sicurezza onlus.

Potete conoscere meglio le sue attività ai seguenti link:

www.marisanicolinipsicologaviterbo.freshcreator.com

Inoltre potete seguire le sue attività consultando la pagina Facebook http://www.facebook.com/pages/Studio-di-Psicologia-Clinica-e-Giuridica-Drssa-Marisa-Nicolini/177076385739068?ref=ts&fref=ts

 

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