Accuse alla Turchia, cercano di favorire la fuga dei jihadisti

By on 11 Ottobre 2019

Oltre la frontiera turco siriana, verso il deserto, c’è un’altra battaglia che si svolge in queste ore seguita all’invasione delle truppe di Ankara. È quella scatenata subito, senza indugi, dai jihadisti dell’Isis contro i curdi. Il risveglio del cosiddetto Stato Islamico è il primo, prevedibilissimo risultato del ritiro americano annunciato lunedì da Donald Trump e dell’incursione turca scattata mercoledì.

Ora i terroristi combattuti e sconfitti dai curdi, imprigionati dagli americani, e fino a ieri ridotti a cellule dormienti, hanno rialzato la testa. Con il rischio che, presto, i loro affiliati escano dalla Siria, passino in Turchia nell’ “autostrada del terrore” che per anni è stata a doppio senso di marcia, e arrivino in Europa. Molti di loro, difatti, hanno passaporto comunitario.

Fonti curdo-siriane rivelano inoltre che le forze turche avrebbero bombardato nella notte una prigione in cui sono detenuti miliziani dell’Isis appartenenti “a oltre 60 Paesi”. Per le Forze democratiche siriane, una coalizione curda e araba costituita nel 2016, si tratterebbe di “un chiaro tentativo” di favorire la fuga dei jihadisti

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