Immigrazione: nuovo medioevo o ritorno della ragione?

By on 6 settembre 2017

(*) Di Cristiano Ottaviani

Stiamo andando verso il baratro, ma molti fanno finta di nulla. Troppi italiani, sobillati dalla propaganda globalista, non si rendono conto che si sta marciando a passo spedito verso un nuovo medioevo, in nome di principi giusti nel loro carattere astratto, ma privi di riscontro se raffrontati con la realtà.

Lo sgombro a Roma dei richiedenti asilo di piazza Indipendenza è stato osteggiato da chi ritiene che evacuare una proprietà privata, anche se occupata da africani, sia razzista e disumano.

Se il Vaticano fa i suoi interessi di stato straniero e segue in maniera lucida e spietata la sua strategia, stessa cosa non dovrebbe fare chi crede negli ideali di libertà, progresso e giustizia sociale.

Il problema del Sud del mondo in cerca di fortuna e desideroso di spostarsi verso il Nord piu’ ricco è palese da decenni.

I flussi demografici hanno da tempo reso prevedibile questo fenomeno che richiederebbe di avviare sane politiche di cooperazione per risolvere in loco i problemi e portare uno sviluppo non solo economico.

Cio’ non avviene perchè il  potere in occidente oramai ragiona in termini antidemocratici. Non piu’ la spinta ad allargare il benessere e portarlo altrove, ma il desiderio di ridurre la civiltà anche nei paesi che faticosamente l’hanno costruita.

Un popolo di analfabeti, precari, sottopagati, dediti al consumismo e alienati grazie all’ individualismo isterico, è il sogno di chi vuole un nuovo feudalesimo dove solo gli aristocratici del denaro possano godere di piena cittadinanza.

Prepariamoci.Alcuni paesi del sud America offrono un ottimo esempio di quello che potrebbe avvenire.

Una volta per costruire benessere si usava la ragione.

Uomini di buona volontà si affidavano agli studi e al metodo sperimentale e in questo modo  provavano a ampliare il welfare e a rendere sempre migliori i sistemi giuridici, cosi come me le tecniche e la scienze, nella convinzione che i nuovi saperi  avrebbero portato ad una costante crescita civile.

Questo significava essere progressisti.

Non tutto e’ andato come si sperava, ma troppo è quello che si sta dimenticando.

Essere progressista  oggi pare significare non piu’ lo sforzo della ragione contro la prepotenza dello stato di natura, ma appartenere ad un’etnia che si nutre di ricordi posticci e demodè, o essere  tuttologi convinti  che l’emotività sia la piu’ grande forma di umanità.

Non sorprende che il Papa gesuita appoggi questa tendenza; la “controriforma” si è sempre nutrita della“beata ignoranza dei poverelli di Dio.”

Con troppa facilità abbiamo però  dimenticato che la Democrazia, quella vera, non e’ seppelire i problemi nella disperata rabbia o nel sentimentalismo.

Le generazioni prima di noi, ove abbondavano operai e contadini semianalfabeti, sapevano bene che la piu’ grande rivoluzione sarebbe stata assicurare istruzione ai propri figli.

Ci volevano uomini di scienza e di ragionamento, non  adolescenti narcisi,nevrotici o belanti idealisti di un mondo in cui tutto scorre senza piu’ saper costruire.

Esiste sicuramente il problema di un razzismo becero che rischia di prendere forza grazie al cattivo governo e di soffocare, con isteria collettiva ben alimentata dai media , i grandi problemi economici e politici che stiamo vivendo.

Indicare nel diverso, nell’altro povero, il nemico e’ sempre stato un gioco amato dall’elite retrive.

Se l’analisi partisse da questa consapevolezza per far poi posto anche ad altre considerazioni, la situazione non sarebbe cosi’ drammatica, ma cosi non è. Invitare ad usare criteri logici per gestire l’integrazione e’ oramai eresia

La paura non e’ solo quella dei razzisti e dei benpensanti che si spingono a chiedere il ritorno del fascismo, senza neanche capire che cosi’ si perde quello per cui vale la pena combattere, ma anche quella dei fautori dell’invasione senza se e senza ma; anche loro , se in buona fede ,spaventati da dinamiche che cercano di soffocare con furia emotiva.

Si corre fortemente il rischio di avere un cambiamento impetuoso in cui non trionferà il diritto universale valido per tutti, ma quello dei gruppi ovvero delle mafie etniche e delle minoranze organizzate, al confronto delle quali quelle con  lupara e coppola saranno ricordate con nostalgia.

Si profila un mondo in cui ci saranno i ricchi con le scorte di vigilantes e i poveri che si ammazzeranno tra loro per un tozzo di pane.

E’ sempre stato cosi in ogni feudalesimo dove, se non  sei figlio di signore o un ruffiano, non hai possibilità di riscatto.

Esiste più di qualche ragionevole  dubbio che questo esodo sia  una raffinata operazione di ingegneria sociale

Non occorre essere geni per capire che 180.000 sbarchi l’anno di persone senza arte né parte, di cui poco piu’ del 5 per cento è profugo, richiede delle riflessioni, soprattutto quando si parla del ruolo poco chiaro di fondazioni internazionali legate a importanti gruppi economici.

Nessuna persona seria che studia il problema migratorio dirà mai che e’ possibile ottenere una positiva integrazione con numeri del genere.

Se realmente si volesse fare  una politica di rispetto nei confronti degli immigrati, si starebbe attenti a quantità e qualità dei flussi, si cercherebbe di capire in quali settori c’e’ bisogno di persone straniere e soprattutto si sottolinerebbe come indispensabile che la mediazione culturale sia  affiancata dal rispetto rigoroso di leggi e regole.

Tutto questo e’ ignorato perche’ il fine non e’ l’integrazione ma la sostituzione di chi ha aspettative democratiche, culturali ed economiche troppo elevate con masse di diseredati.

Scegliere la via del non governo e dell’abiura della ragione non potrà che portarci ad essere sconfitti da chi nella paura ha la sua forza, perche’  non esiste progresso senza ragione, nè amore per l’umanità senza intelligenza.

Cristiano Ottaviani

(*) Giornalista Pubblicista – Caporedattore Nazionale Giornale Informazione Quotidiana

 

About Redazione

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *