Senso Civico? In Italia e’ carente

By on 3 marzo 2017

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Senso Civico? In Italia e’ carente – Ricerca Ipsos – IEA informa
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Sconfortanti risultati di una ricerca Ipsos, sia pure con rilevanti eccezioni
L’ITALIA NON E’ IL PAESE DEL SENSO CIVICO 

Il senso civico può essere definito come un atteggiamento di fiducia negli altri orientato alla disponibilità a cooperare per il miglioramento della società in cui si vive. La fiducia apporta effetti benefici a tutta la società. In particolare il livello di benessere è più alto, le istituzioni (comuni, province, regioni), la sanità (e in generale i servizi pubblici) funzionano meglio, i cittadini sono mediamente più soddisfatti della propria esistenza. La sfiducia al contrario provoca indifferenza e in alcuni casi addirittura atteggiamenti predatori verso gli altri e le risorse pubbliche.

Se adottiamo le soprascritte definizioni di filosofi e politologi quali Putnam, Cartocci, Fukuyama, in Italia non c’è da stare allegri, almeno stando ai risultati della ricerca “Gli italiani e il senso civico” di Ipsos Public Affairs dove si denuncia un senso civico “fai da te”, dove la legge viene spesso vista come un vincolo, dove il senso della legalità è legato alla sicurezza personale, dove la crisi ha accentuato l’individualismo e il familismo a scapito dell’interesse collettivo.

Certo, le eccezioni ci sono, ed anche rilevanti: la reazione dei cittadini milanesi scesi spontaneamente in strada a riparare i guasti prodotti dai teppisti anti Expo; il proliferare del volontariato che, anche in questo caso, ha Milano quale capitale; la pulsione solidaristica che si manifesta nel caso di calamità naturali, dall’alluvione di Firenze ai recenti terremoti in centro Italia per citare.

Ma è in aumento la sfiducia nella gente (indice 83 nel 2001, 89 nel 2016), la convinzione che gli altri “approfitterebbero della mia buona fede (da 71 a 83), mentre continua il ripiegamento difensivo su se stessi, al Nord come al Sud; non ci sono  – in questo campo – due Italie.

Ed è la famiglia la principale responsabile di tale atteggiamento, seguita a lunga distanza da scuola, compagni di lavoro, amici mentre crolla la fiducia nelle istituzioni toccando con indice 18 il minimo storico (nel 2004 l’indice segnava 33).

La bistrattata scuola è ritenuta il soggetto che si prodiga di più stimolare il senso civico, azione spesso contrastata dalle famiglie degli allievi, mentre governo, parlamento, partiti, nell’ordine, sono i cattivi maestri. Dal 2003 ad oggi la classe dirigente ha visto raddoppiare la sfiducia dei cittadini. I quali, sfatando un detto comune secondo il quale la società è migliore di coloro che sono chiamati a rappresentarla, ammettono in grande maggioranza che è nel carattere degli italiani evadere il fisco, fare i furbi, ignorare le leggi.

Magari, peraltro, addebitando agli “altri” tali sconvenienti comportamenti. La cartina di tornasole è costituita dalla domanda: quanto siamo sensibili e attenti alle questioni ambientali? L’autopercezione registra il 70%; ma quando il cittadino osserva il comportamento del vicino, la valutazione scende all’11%.

Per migliorare il senso civico educazione o  repressione? Educare fin da piccoli ad assumersi le proprie responsabilità verso la collettività,  risponde il 74%, che ha poca fiducia verso la repressione (9%) e i controlli sul territorio (7%).

In conclusione: la coesione sociale, che nei Paesi civili costituisce l’ossatura della democrazia, presenta in Italia vistose crepe.  Bisogna convincere i giovani – per gli adulti non c’è più nulla da fare, per molti di loro maleducazione e prepotenza sono uno status symbol – che comportarsi correttamente è attrattivo, è un valore.

Commenta il presidente di IEA Achille Colombo Clerici:
« E’ soprattutto una questione di educazione. Si comincia coi genitori che difendono aprioristicamente i figli nei confronti degli insegnanti gia’ dalle elementari, creando in tal modo sul piano sociale atteggiamenti di indifferenza e di arroganza e si finisce con la classe politica che, con il suo comportamento non esemplare, crea una propensione al sentirsi estranei alla cosa comune; propensione foriera, a sua volta, di mancanza di coesione sociale. »

Foto: Achille Colombo Clerici con la figlia Giulia

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