Gli effetti nefasti del Jobs Act. Boom di licenziamenti.

By on 18 ottobre 2016

Nei primi otto mesi del 2016 i licenziamenti sui contratti a tempo indeterminato passano da 290.556 a 304.437 (+31%), ma aumentano soprattutto i licenziamenti cosiddetti “disciplinari”, ovvero quelli per giusta causa e giustificato motivo. Nel periodo in esame sono passati dai 36.048 dello stesso periodo del 2015 a 46.255 (+28%). Per coloro che sono stati assunti con ilcontratto a tutele crescenti previsto dal Jobs act a partire dal marzo 2015, sono cambiate le sanzioni in caso di licenziamento ingiusto, con la sostanziale cancellazione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e quindi con l’impossibilità della reintegra nelposto di lavoro.

Flessionenetta per quanto riguarda le assunzioni: meno 351mila rispetto allo stesso periodo del 2015. Si tratta di quelle riferite ai soli datori di lavoro privati: nel periodo gennaio-agosto 2016 sono state 3.782.000, con una riduzione del 8,5% rispetto a gennaio-agosto dell’anno scorso. I dati sono stati resi noti dall’Osservatorio sul precariato dell’Inps, che in una nota ha precisato come nel novero complessivo siano comprese anche le assunzioni stagionali (447.000). Il rallentamento ha riguardato principalmente i contratti a tempo indeterminato: -395.000, pari a -32,9% rispetto ai primi otto mesi del 2015. Il calo, spiega l’Inps, va considerato inrelazione al forte incremento delle assunzioni a tempo indeterminato registrato nel 2015, anno in cui le assunzioni potevano beneficiare dell’abbattimento integrale dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per un periodo di tre anni. Stesso identico discorso per la contrazione del flusso di trasformazioni a tempo indeterminato (-35,4%).

PovertàItalia

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