Lo chiamavano Bud Spencer

By on 30 giugno 2016

Di Cristiano Ottaviani

E’ morto anche lui e sembra impossibile. Per gli ex ragazzi di qualche generazioni fa, Bud Spencer non era un uomo ma un eroe delle favole, un personaggio dei fumetti che popolava il mondo dorato dell’infanzia dove il giusto vince sempre sul male.Gli abbiamo voluto tutti bene a quell’omone gigante con la pancia, la barba e il vocione.

Sapevamo che dietro l’ aria burbera c’era un cuore d’oro e che la sprezzante pigrizia era l’involucro di una forza incredibile.

Il suo amico era, l’apparentemente angelico e allora malizioso, Terence Hill. Insieme film bellissimi che sembravano cartoon. Scenografie colorate con sullo sfondo il far west, gli indiani, l’Africa e le Americhe dove “ anche gli angeli mangiano fagioli”, “continuavano a chiamarlo Trinità” e “non c’è due senza quattro”.

Bud non era violento ma giusto. I suoi sacrosanti e scroscianti schiaffoni erano dati sempre dopo qualche sbuffo e servivano a ripristinare armonia , mentre le sue mangiate triviali e pantagrueliche erano  lotta “dell’autentico” contro il perbenismo posticcio.

Bud, oltre le Dune Buggy, le macchinone americane con il corno di vacca, le improbabili divise e i fantomatici arruolamenti nella CIA, era vero e per questo amato.

I suoi nemici erano i prepotenti, i suoi amici i piccoli e i deboli.

Semplice per anticonformismo e perché troppo grosso,  proteggeva non solo i bambini, ma aiutava anche i ragazzi incoraggiandoli ad affrontare in modo retto e saggio la  vita.

Qualcuno dice che esistono maschere uguali all’anima di chi li indossa,  forse per Carlo Pedersoli era così.

La biografia. Nato a Napoli 86 anni fa. Figlio di una famiglia benestante e colta, Pedersoli era un giovane proveniente da una certa borghesia partenopea di cui oggi i media,  per i quali  il sud è solo Gomorra e Scampia, non parlano piu’

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Amico di infanzia di una persona di deliziosa intelligenza come Luciano De Crescenzo, Pedersoli si trasferisce giovanissimo a Roma dove frequenta chimica all’università.

Studente brillante è costretto a spostarsi con i suoi in Brasile. Torna in Italia prima dell’inizio degli anni 50 e diventa un grande campione di nuoto.

E’ il primo italiano a infrangere la barriera del minuto netto nei cento metri a stile libero. Nazionale finalista nei campionati europei, gioca come seconda linea anche nel Rugby .

Partecipa alle olimpiadi del 52 a Helsinki e a quelle del 56 a Melbourne. Come pallanuotista è medaglia d’oro ai giochi del Mediterraneo del 55 . In questo periodo riprende a studiare giurisprudenza e sociologia ma non si laurea, anche perché  il cinema si accorge di lui allora piacente e atletico.

Interpreta piccoli ruoli in kolossal come  “Quo Vadis” o fa Nando, il fidanzato gigantesco e geloso della bella Giovanni Ralli contro il quale si imbatte uno sprovveduto Alberto Sordi in un “Un eroe dei nostri tempi” di Monicelli.

Ragazzo fortunato ma dall’anima sensibile, Bud soffre di inquietudine. Giunto in un momento particolarmente felice della sua vita, sente l’esigenza di “abbandonare i Parioli per ritrovare se stesso”. Lascia nuovamente l’Italia, i  titoli e il successo per il Venezuela, innamorato di quel mondo e della sua natura.

Per 9 mesi lavora duramente nella realizzazione della strada Panamericana e, tra sudore, indigeni e giungle, si libera del mondo dorato della sua prima gioventù e  si ritrova “nei limiti e nelle potenzialità” . Si trasferisce a Caracas dove lavora come dirigente nell’Alfa Romeo  per la quale come pilota  partecipa alla  Caracas –Marcaibo.

Entra nella nazionale venezuelana di nuoto, ma  torna a Roma nel 1960, ritirandosi definitivamente dalla scena agonistica, dopo aver partecipato alle sue ultime Olimpiadi .

Nello stesso anno si sposa con Maria Amato, figlia di un famoso produttore cinematografico. Non pensa però tanto ai film, quanto alla musica. Canta e scrive canzoni anche per la Vanoni. Produce documentari per la tv e diventa papà di tre figli.

Nel 1967  le scadenze di alcune cambiali  lo costringono a un nuovo destino, facendogli accettare un ruolo in un western. Si fa crescere la barba, impara ad andare a cavallo e per volere dei produttori  cambia il suo nome, troppo italiano.Bud lo sceglie in onore di una birra e Spencer in memoria di Tracy, l’attore .

Con ” Dio Perdona ed io no.. “, trova sul set Terence Hill con cui inizia un sodalizio che li porterà a realizzare insieme quasi 20 film apprezzati anche all’estero. Nel 1999 il Time , all’indomani della vittoria dell’oscar di Benigni, lo classifica come l’attore italiano più famoso al mondo .

Popolarissimo negli anni settanta e ottanta, nelle sue pellicole reinventa l’America sdrammatizzandola e umanizza luoghi esotici lasciati per timore solo a freddi e allampanati corsari.

Italiano globale e coraggioso, imprenditore in grado di parlare sei lingue, amava la cucina, le donne, il volo e la filosofia. Era di destra ma romantico. Monarchico e antico come solo un uomo moderno sa essere, la sua vita “bulimica” è stata bellissima.

Mille avventure, tanti traguardi e alcune sconfitte affrontate sempre però con la forza del giusto, conscio che non esiste malvagio in grado di mettere  a terra un uomo di 150 chili.

Noi, piccoli oggi cresciuti, non ti dimenticheremo e mentre continueremo a vedere tra le risate i tuoi film, diremo ai i nostri bambini:  “era buono, era forte, lo chiamavano Bud Spencer.”

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