Amministrative 2016, alcune considerazioni

By on 21 giugno 2016

L’Editoriale di Cristiano Ottaviani

I cinque stelle hanno stravinto, il Pd quasi straperso. Renzi si è salvato dalle dimissioni grazie a Milano dove Sala si è imposto su Parisi anche grazie all’appoggio dei “fratelli musulmani” rappresentati da una candidata Sumaya Abdel Qader eletta con 1.016 preferenze nella totale indifferenza dei più.

Renzi è disperato. Ad ottobre ha la ghigliottina del referendum. Se verrà sconfitto, come è facile che avvenga, avrà un’ultima mossa: chiedere al Capo dello Stato elezioni anticipate. Non gliele faranno fare. Il Pd e l’asse di potere che rappresenta non gli consentiranno di giocarsi la sua ultima carta. Mattarella in questo caso farà fare un governo tecnico presieduto da Padoan, Visco, Boeri o qualcuno del genere. Se nascerà un esecutivo di questo tipo farà la stessa politica del governo Monti e sarà un fedele esecutore delle direttive di Bruxelles e della Merkel.

Il Pd romano, forte ai Parioli e debole in borgata, è un club di reduci. Come progetto politico è morto con Bersani, ma prima ancora è nato malato, figlio bastardo del cattocomunismo retorico e del laicismo tecnocratico e apolide dell’eurista Ciampi. Concepisce l’euro come perno dei diritti umani, dimenticando che un partito che non ha come riferimento la patria ma le astrazioni, è destinato a vivere e alla fine morire intossicato d’aria fritta. Il Pd oramai ha bandito il riformismo a favore del liberismo renziano. Molti postcomunisti o cattocomunisti hanno conservato lo stesso odio verso il capitalismo che avevano in gioventù, si sono semplicemente arresi, convinti che sia impossibile conciliare l’economia moderna con la democrazia. Il socialismo liberale è bandito dall’intellighentia piddina, o  che si atteggia come tale, come un ingenuo “ tangentaro”  fattosi beccare durante            “ mani pulite”.

La sinistra del Pd si prepara alla guerra interna. Cuperlo, Bersani, gli uomini della vecchia guardia potrebbero puntare sul governatore della Regione Toscana Rossi per tentare di conquistare la segretaria. Effettivamente un partito democratico liberista è ridicolo, ma un socialismo retorico incapace di leggere i reali rapporti di forza e di comprendere come il problema principale, non solo della giustizia sociale ma del sistema produttivo del nostro paese sia legato alla prigione euro e alla conseguente austerity, è in partenza un’arma spuntata destinata ad essere ciancia retorica e nenia retrò.

I cinque stelle sono chiamati alla prova. Hanno preso due città molto importanti e vinto 20 ballottaggi su 20. Adesso con il governo dovranno definire la loro reale identità. Il piano studiato, a quanto dicono, per “ isolare” la Raggi avrà difficoltà maggiori rispetto al previsto. Il successo elettorale dei grillini è stato troppo forte rispetto a quello che si pensava nei salotti buoni. Se i pentastellati avessero vinto solo a Roma, si sarebbe potuto facilmente proporre all’opinione pubblica la cattiva amministrazione della giunta Raggi boicottandola. Torino però è un secondo importante banco di prova in cui gli uomini di Grillo potranno mostrare le loro presunte doti di governo. I cinque stelle sono in ascesa. I poteri forti e gli investitori esteri non possono essere che interessati a sviluppare rapporto e se possibile collaborazione.

Renzi ha una possibilità per evitare la fine: chiedere ai grillini di collaborare con lui per riscrivere la legge elettorale in modo di allungare di qualche anno ancora il brodo governativo. Se ciò avvenisse, i cinque stelle si trasformerebbero in “forza di riserva” del Partito Democratico, ma non è giusto credere a questa possibilità fino a quando non dovesse disgraziatamente prendere corpo.

Auguri a Virginia Raggi e Chiara Appendino. Sono due donne giovani e di bello aspetto che con le loro capacità smentiscono molti luoghi comuni. Si tratta di un volto dei cinque stelle che rispetto a quello delle Taverna o dei Crimi convince di più. I cinque stelle moderati crescono in autorevolezza e si candidano seriamente al governo.

Alcuni dubbi sul programma pentastellato. I  cinque stelle parlano giustamente di tagli agli sprechi, partecipazione, ecologia ma Keynes sembrano non conoscerlo. Nel loro mix economico c’è posto per tutto e il contrario: austerity, decrescita “felice”, moralismo a tratti populista, euro si, euro no. Ingredienti insomma per essere perfetti sia come eredi “naif” del sistema, sia come volenterosi apprendisti di reale cambiamento.

Malissimo la destra. Berlusconi ha impedito attraverso la “lista civetta” capeggiata da Marchini di mandare la Meloni al ballottaggio. I maligni dicono che all’origine della cosa vi sia un accordo sotterraneo tra Renzi e il cavaliere oramai fondamentalmente interessato a tutelare la cospicua eredità finanziaria dei suoi figli. La Meloni, dati statistici alla mano, avrebbe retto meglio la sfida con la Raggi. I cinque stelle infatti hanno battuto il Partito Democratico con i voti della destra. Non è detto che se lo ricordino, se lo facessero dovrebbero occuparsi di temi come sicurezza ed immigrazione

La destra incapace di connettersi ai temi popolari non serve a nulla. E’ la cugina ricca ma ancora più attempata della sinistra che non sa essere riformista e che ignora i temi del lavoro e della giustizia sociale. E’ tuttavia improbabile che una destra antisistemica, tutta ruspa, Le Pen e saluto romano ma incapace di leggere in maniera adulta i fenomeni economici e sociali, possa andare oltre il 20%. L’augurio è che la destra, forse maggioritaria nel paese, non sia una riserva indiana facile da isolare a vantaggio del sistema buonista/ pro globalizzazione selvaggia, ma capace con intelligenza di rispondere ai problemi della società cominciando dal ritorno alla sovranità economica e democratica

I giochi di casa nostra per quanto machiavellicamente “ornati” e complessi sono, visto le circostanze internazionali che stiamo vivendo, simili a “vasi di coccio tra quelli di ferro”. Incombe il “brexit”, mezza Europa vuole lasciare la moneta unica mentre la corsa alla Casa Bianca ha tratti epocali. Parlare di Renzi, Di Maio e Salvini, di fronte a quello che avverrà, è come voler arrivare in America a bordo di un canotto. A novembre.

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