Palmira strappata all’ISIS

By on 28 marzo 2016

L’esercito siriano ha ripreso nelle proprie mani la città di Palmira, patrimonio dell’umanità, strappata dai soldati di Assad, aiutati dai jet russi, ai tagliagole e devastatori di Isis, che ne hanno distrutto le vestigia più note. In una nota, i militari celebrano la vittoria con toni entusiatsici: “sarà la base per altre operazioni contro Daesh (altro nome per Isis, ndr), prima di tutto a Deir Ezzor e a Raqqa”, la roccaforte dello Stato islamico. Il regime di Bashar Assad – continuano i militari – “riguadagnerà il controllo” sulle città e “metterà fine alla presenza terrorista”. Dalla Damasco un po’ meno assediata, Bashar Assad si esprime con minore enfasi. Per il presidente siriano è stato “un risultato importante ed una nuova prova dell’efficienza dell’esercito siriano e dei suoi alleati nella lotta al terrorismo”. Parole insufficienti, dal tono burocratico, che celebrano il trionfo dell’azione militare ma indifferenti al pericolo scampato per l’umanità con la distruzione totale della città di 4.000 anni. Da quando la scorsa estate l’Isis ha conquistato Palmira, ha prima ucciso decine di soldati siriani, poi il suo anziano custode. Poi ha razziato le vestigia che potevano trafugare e vendere sul mercato nero. Infine a partire da fine agosto scorso, in un atto di stolido affronto alla storia, ha fatto saltare in aria, cancellandoli uno dopo l’altro, i templi più belli (quello di Baal, di Baalshamin, le tombe a torre romane, l’arco di trionfo) come avevano fatto mesi prima in Iraq a Nimrud e Ninive.

Situata in un’oasi, Palmira fu nel passato uno dei centri culturali piu’ importanti del mondo antico, luogo di transito delle carovane che attraversavano l’arido deserto al centro della Siria lungo la Via della Seta. Situata a 210 km da Damasco, la ‘Perla del Deserto’, iscritta dall’Unesco nel Patrimonio mondiale dell’Umanita’, e’ un’oasi il cui nome apparve per la prima volta su una tavoletta 4mila anni fa. Ma e’ dopo la conquista romana, a partire dal I secolo avanti Cristo, che Palmira, la Citta’ delle Palme, diventa una localita’ lussuosa ed esuberante, grazie al commercio di specie e profumi, seta e avorio. La via principale, con il lungo colonnato, dava il benvenuto ai carovanieri: 750 colonne allineate su entrambi i lati per quasi un chilometro e mezzo. Nel 129, l’imperatore Adriano la trasforma in citta’ libera e prende il nome di Adriana Palmira; in quell’epoca furono costruiti i templi principali, come quello di Bel (il cui tetto, ora sparito, era originariamente coperto d’oro). Nella citta’ veniva venerata la trinita’ composta dal dio babilonese Bel, l’equivalente di Zeus, Yarhibol (il Sole) e Aglibol (la Luna) fino a quando, nel II secolo dopo Cristo, non arrivo’ il cristianesimo. Nel secolo III, approfittando delle difficolta’ dell’Impero Romano, la citta’ si trasforma in regno sotto la dinastia Sassanide, che si ribella a Roma. La regina piu’ famosa, Zenobia, nel 270, conquista tutta la Siria, una parte dell’Egitto e anche l’Asia minore. Ma l’imperatore Aureliano riconquista la citta’, Zenobia e’ condotta a Roma e Palmira conosce il suo declino. Prima dell’inizio della crisi in Siria, nel 2011, la citta’ era visitata da oltre 150mila turisti all’anno, che accorrevano per vedere le oltre 1mille colonne, le statue e la formidabile necropoli di 500 tombe.

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