LAMPEDUSA E I DOVERI DELL’OCCIDENTE.

By on 15 agosto 2013

sbarchi-lampedusa(*) di Cristiano Ottaviani

IQ.15/08/2013 –  Papa Francesco più di un mese fa si è recato a Lampedusa, terra simbolo degli emigrati, per pronunciare un bellissimo discorso sull’inclusione e sulla solidarietà tra gli uomini. Il gesto del Papa, particolarmente attuale dopo i tragici fatti degli ultimi giorni, non aveva nulla di politico e lo stesso Pontefice, correttamente nel suo sermone, lo ho specificato anche se non sono mancati quelli che hanno tentato di strumentalizzare l’episodio.

Il Papa con un atto forte ha voluto segnare il suo Pontificato, riprendendo il concetto a lui caro delle “porte aperte” verso chi “diverso” ed è “altro” da noi.

Il Santo Padre è di origine argentina, viene cioè da una terra che è confine tra nord e sud del mondo. E’ il primo Pontefice straniero che sfiora la porta di una realtà che noi occidentali percepiamo lontana di cui spesso abbiamo paura.

L’Occidente però non ha storia di chiusura e timore.I nostri avi hanno girato il mondo e fino a pochi decenni fa, non senza commettere abusi ed errori , lo hanno fatto da leader indiscussi.

Qualcuno nella storia della nostra civiltà vede una grave colpa da espiare.

E’ gusto che l’Occidente rifletta su i suoi errori e te ne tragga lezione, ma bisogna anche sapere che musulmani, africani, amerindi e asiatici sono state capaci come noi di cose molto belle e molto brutte.

Sicuramente un dramma, come il grande esodo che sta avvenendo dal Sud al Nord del mondo, non va affrontato né con buonismo infantile, né con il disgustoso razzismo di cui abbiamo avuto recentemente testimonianza.

Se fossimo realmente forti nello spirito e fedeli agli ideali di solidarietà e rispetto della dignità umana, non accetteremo mai di suicidarci favorendo una emigrazione incontrollata, né accetteremo la schiavitù imposta dalla paura del diverso e dal gretto dominio dell’egoismo economico.

Se l’Occidente ascoltasse Papa Francesco e la sua lezione d’amore, sicuramente sarebbe più forte e capace di vedere con lungimiranza e saggezza come aiutare fraternamente uomini che stanno in terre lontane e che ci chiedono soccorso.

Se l’ Occidente seguisse il Pontefice, non avrebbe paura di dire la verità e di denunciare che in tante realtà povere del mondo il problema è dato dall’inciviltà di sistemi di governo autoctoni, favoriti da politici locali corrotti, che non hanno il benché minimo rispetto per i loro connazionali. Griderebbe con chiarezza che l’impoverimento del terzo mondo è agevolato dalle grandi multinazionali che sfruttano quelle terre e che, rubando risorse e sottopagando la manodopera, le umiliano condannandole alla miseria e alla disperazioni.

Saprebbe bene l’Occidente, poiché glielo insegna il suo passato, che i vari dittatori del terzo mondo, desiderosi di euro, sterline e dollari, sarebbero ben condizionati nella loro azione, se si ponesse come condizione di dialogo una logica politica di crescita civile anziché quella esclusiva degli interessi mercantili.

Ma l’ Occidente è timoroso di sé, non affronta il problema e lascia alla cancrena del grande capitalismo parassitario il dominio incontrastato delle relazioni tra i popoli, favorendo in questo modo, una politica più vile di quella coloniale perché priva persino di diretta responsabilità politica.

Per edificare “amore”, così come giustamente ci esorta la grande figura morale di Papa Francesco, serve la forza, non la mollezza d’una civiltà marcia che non sa alzare più la testa e assumersi responsabilità.

Cooperare tra Occidente e Sud del mondo, creando una sfera di benessere e di scambio, è la via maestra; l’unica veramente possibile per chi vuole costruire realmente pace e benessere. Occorre dialogo che per essere costruttivo ed efficace deve basarsi anche su dei “no” e sulla fermezza.

Ancora una volta il futuro è aperto e nulla è precluso; sta a noi decidere se rassegnarci o affrontare la sfida ; ancora una volta siamo chiamati a scegliere se affidarci agli “idoli” della paura, della disperazione e dell’egoismo o se ascoltare la nostra più alta tradizione spirituale che ci richiama all’altro e a costruire prosperità e pace tra i popoli, con saggezza, dignità e forza.

(*) Giornalista Pubblicista – Vicecaporedattore Nazionale Informazione Quotidiana

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