BERLUSCONI E LA CRISI.

By on 10 agosto 2013

Berluscadi Cristiano Ottaviani (*)

IQ. 10/08/2013 – Silvio Berlusconi è stato ufficialmente condannato per frode fiscale dalla Corte di Cassazione.

Si tratta di una valutazione su cui non ci sentiamo di entrare nel merito giuridico, fidandoci della magistratura ma dalle sicure e devastanti conseguenze politiche.

Il cavaliere non appare scoraggiato dalla sentenza anzi, come è nel suo temperamento, cerca di sfruttare l’evento per rilanciare il suo schieramento. Grazie ai media e al web, Berlusconi è pronto a guidare da fuori il palazzo il nuovo PDL. Non è da escludere una strategia che valorizzi la figlia Marina mentre oramai è certa la nascita di Forza Italia 2.0, che come Community virtuale prenderà molto, per lo meno nella forma, da quanto fatto in questi anni da Casaleggio e Grillo.

Questa trasformazione comunicativa potrebbe anche avere un effetto rivitalizzante sul carisma berlusconiano. Gli ultimi sondaggi parlano infatti di una crescita della sua autorevolezza tra gli italiani di oltre sei punti. Il messaggio del cavaliere sarà quello che il popolo italiano, ed in particolare quello più industrioso e produttivo, è minacciato da uno stato oppressore, ideologico e basato sull’invidia sociale; la magistratura non è altro che il potere più organizzato di questo sistema da cui difendersi e da trasformare. La nuova organizzazione di Forza Italia darà di sé “l’immagine” di un’organizzazione poco strutturata, capace di recepire dal basso le forze dalla società civile e di valorizzare professionisti, studiosi indipendenti, imprenditori.

Berlusconi prepara la campagna elettorale come arma di emergenza, ma in realtà mira ad un accordo con il Partito Democratico. Il PD, ovvero la maggior parte della sua classe dirigente, ha interesse a trattare con il cavaliere ma non sa come legittimare questa sua scelta di fronte al proprio elettorato, abituato a decenni di pigrizia “moralistica”.

I democratici da un lato sanno che la “decapitazione” della “monarchia” berlusconiana, dovuta alla magistratura, è in grado di renderli nuovamente competitivi in caso di elezioni, ma al tempo stesso temono la legge elettorale e quello che loro definiscono la mutevole opinione pubblica italiana con cui hanno perso da anni contatto.

Frammentati ma uniti in chiave antirenziana nella loro idea che lo scontro elettorale sia solo una mossa di riserva, i piddini si sentono su posizione di forza rispetto al Pdl e cercano di condizionare la scena, ponendo le premesse per una riorganizzazione degli equilibri di partito che blocchi l’ascesa del Sindaco di Firenze, probabilmente rivendicando ad uso del centro sinistra la leadership governativa di Enrico Letta.

Renzi attualmente sembra essere l’unico uomo del Partito Democratico in grado di rendere il centro-sinistra capace di intercettare il voto del ceto produttivo e di riformare lo stato dai pesanti poteri parassitari che oggi lo paralizzano. Il giovane politico toscano ha forza comunicativa, predisposizione alla leadership e pragmatismo. E’ atlantico e non ha retaggi con la tradizione statalista, preferendo la democrazia liberale sia pure corretta dal riformismo.

Se il sindaco di Firenze divenisse leader del PD, la classe dirigente del centro sinistra sarebbe destabilizzata perché si affermerebbe una linea decisionista e un progetto basato su scelte in contrapposizione al “concertativismo”, caro ai notabili del partito ad oggi capaci solo di una politica passiva, corretta e ingentilita dall’uso strumentale e retorico dell’ideologia.

Berlusconi sa bene che il PD maggiormente interessato a trattare con lui è quello dell’apparato, ma ne teme la retorica da cui la sinistra italiana è dipendente. Renzi per questo motivo si mostra particolarmente rigido sulla questione Berlusconi, impedendo ad Epifani passi indietro che potrebbero comprometterne in maniera definitiva l’appeal della vecchia nomenclatura sull’elettorato più antiberlusconiano a suo vantaggio.

Attualmente la situazione è prematura per una crisi di governo, serviranno, nella migliori delle ipotesi, la fine dell’autunno, l’elezioni tedesche e il pronunciamento della corte costituzionale sulla legittimità della legge elettorale.

Se i notabili del Pd andassero ad elezioni anticipate, forzando con un golpe lo statuto per impedire a Renzi di essere votato leader, la forza attrattiva del partito, data dalla capacità di sapere intercettare attraverso le primarie “aperte” il consenso del paese reale e innovare così piattaforma e classe dirigente, si disperderebbe a vantaggio di Berlusconi , Grillo e di un’eventuale sinistra radicale.

Con l’attuale legge elettorale Berlusconi, che difficilmente potrebbe catalizzare più di un terzo dei voti totali, sarebbe in grado di vincere l’elezioni alla camera e dar vita eventualmente ad un secondo governo di coalizioni con rapporti di forza a suo favore o organizzarsi per ottenere la maggioranza anche al Senato attraverso operazioni trasformistiche.

 (*) Giornalista Pubblicista – Vicecaporedattore Nazionale Informazione Quotidiana

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