Vigilantes assolto per aver ucciso un nero

By on 16 luglio 2013

trayvon-martinDa redazione

IQ. 16/07/2013 – Non si placano negli Usa le proteste per l’assoluzione del vigilantes che uccise un giovane nero. Un delitto che colpì anche il presidente americano: “Se avessi avuto un figlio, sarebbe stato come Trayvon”, disse commosso e che oggi, come è giusto che sia, afferma: “La giuria ha parlato. So che questo caso suscita forti passioni, ma noi – ha aggiunto – siamo uno stato di diritto”.

 Dalla sentenza emerge che Martin, il diciassettenne di colore che la sera del 26 febbraio 2012 a Sanford, in Florida, stava andando a trovare il padre con in mano solo una bibita e una confezione di caramelle, è stato ucciso “per legittima difesa”. Dunque, George Zimmerman, la guardia volontaria che durante una ronda inseguì e sparò al teenager, “non è colpevole”. Il verdetto è arrivato dopo sedici ore di camera di consiglio in cui i sei giurati, tutte donne, si sono convinte che non esistevano i presupposti per condannare l’imputato. Assenti in aula i genitori di Trayvon.  “Anche se il mio cuore è spezzato, la mia fede rimane intatta. Amerò sempre il mio piccolo Tray. Anche se è morto, so che lui è orgoglioso della lotta che tutti noi stiamo portando avanti per lui”, ha commentato il padre su Twitter. Le persone che da due giorni aspettavano davanti al tribunale sono rimasti, dapprima, sconvolti dalla sentenza e poi arrabbiati. Col passare delle ore sempre più gente si è riversata in strada, denunciando una giustizia che continua ad essere “a misura di bianchi”. Tantissimi ragazzi hanno indossato la felpa col cappuccio sollevato sulla testa, così come Trayvon quando venne ucciso. Un ragazzino è stato ucciso. Il sangue versato non è meno doloroso se appartiene ad un nero. Una vita spezzata lo è a prescindere dal colore della pelle. Qualcuno dovrà spiegare perchè le grida di aiuto registrate dal 911, il numero per le emergenze, finiscano all’improvviso, in coincidenza con il rimbombo del fatale colpo di pistola. Qualcuno dovrà dare giustizia ad un povero ragazzo.

 

 

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