Guttuso. 1912-2012 Complesso del Vittoriano.

By on 23 novembre 2012

Di Cristina Caracci

IQ. Roma, 23/11/2012 – Un’ antologica a cento anni dalla nascita del pittore siciliano. 100 opere provenienti da musei pubblici e collezioni private.

Perché Guttuso al Vittoriano? Perchè proprio a cento anni dalla sua nascita? L’ antologica che terminerà a Febbraio 2013, riunisce più di 100 opere provenienti da musei nazionali e internazionali e dalle collezioni private e celebra l’amore del pittore per la Città Eterna. Guttuso, che nacque a Bagheria ma scelse Roma dopo essersi allontanato dalla sua Sicilia, conobbe proprio nella Capitale molti esponenti del mondo letterario ed artistico come Manzù, Pasolini, Neruda, Visconti, Moravia e Montale (molti di essi vennero ritratti da Guttuso ed è possibile ammirarli proprio alla mostra del Vittoriano). Ma perchè è stato scelto proprio il 2012? Il perchè ce lo spiega Fabio Caparezza Guttuso intervistato da Valentina Tosoni: “L’ intento era quello di creare un’antologica che toccasse il centenario ripercorrendo in modo ragionato le tappe principali di un uomo che ha attraversato da protagonista gli ultimi 50 anni di storia italiana; un protagonista spesso scomodo che professa credi ed idee sociali e culturali in dissonanza con la società contemporanea tanto da dover vivere anche in clandestinità (come testimonia il disegno del “Gott mit uns“).

Ma veniamo alle opere esposte: esse trattano tutte le tematiche care all’artista quali il ritratto, la guerra, il lavoro, la politica, la memoria, la vita collettiva e la solitudine, l’eros, la natura morta ed il paesaggio. Tra tutte spicca ovviamente la “Crocifissione” che è senza ombra di dubbio l’opera più famosa di Guttuso. Nonostante vi siano costantemente riferimenti ai Vangeli come ad esempio la scelta di ambientare la scena sul Golgota, Guttuso vuole porre l’accento sull’universitalità del dolore e sulla sua eterna attualità. Profondamente influenzato dal suo amico Picasso nella tecnica, le pennellate risultano spesse e decise ed i colori accesi dalle tinte pastello danno una forte carica espressiva sia ai corpi dei personaggi che all’opera stessa. Scrive Guttuso ne “Il Contemporaneo“, aprile 1965: “La nudità dei personaggi non voleva avere intenzione di scandalo. Era così perché non riuscivo a vederli, a fissarli in un tempo: né antichi né moderni, un conflitto di tutta una storia che arrivava fino a noi. Mi pareva banale vestirli come ogni tentativo di recitare Shakespeare in frac, frutto di una visione decadente. Ma, d’altra parte, non volevo soldati vestiti da romani: doveva essere un quadro non un melodramma. Li dipinsi nudi per sottrarli a una collocazione temporale: questa, mi veniva da dire, è una tragedia di oggi, il giusto perseguitato è cosa che soprattutto oggi ci riguarda. Nel fondo del quadro c’è il paesaggio di una città bombardata: il cataclisma che seguì la morte di Cristo era trasposto in città distrutta dalle bombe” . Inutile sottolineare come l’opera venne bollata come eretica dalla Chiesa Cattolica, soprattutto per la nudità della Maddalena.

Ma Guttuso non dimentica mai la sua Sicilia: è lì, nelle botteghe degli artigiani dei carretti Siciliani, che ha imparato a dipingere ed è quella la Sicilia che ritroviamo soprattutto nelle nature morte; i colori così accesi e così viviali non solo catturano lo sguardo, ma hanno anche la capacità di risvegliare il gusto e l’olfatto del visitatore, che ha la sensazione di poter assaggiare i frutti della terra restandone inebriato dal profumo.

Lo stesso profumo che ritroviamo nella “Vucciria“: qui l’armonia tra natura morta e figure umane delinea quasi una fotografia moderna, sembra di vivere i profumi, assorbire i colori e sentire le voci di quanti popolano il famoso mercato rionale; tocchi di carne e pollame, frutta e verdura, legumi sfusi, pesce e frutti di mare in contrasto con le olive verdi e nere, un miscuglio eterogeneo di alimenti dove la gente si mescola e si stenta a distinguere il venditore dall’acquirente.

Lo stesso miscuglio, ma questa volta di corpi, lo ritroviamo ne la “Spiaggia“: Guttuso si fa interprete del desiderio collettivo del mare estivo vissuto per la prima volta come concetto di vacanza e guardando l’opera non si può non restare sorpresi per la sua straordinaria modernità.

Medesima folla, ma scenario nettamente differente ne “I funerali di Togliatti“: l’opera, che ricorda una copertina di disco pop anni ’70, è un tripudio di bandiere rosse e fiori ed è valsa all’autore l’epiteto di pittore comunista. E’ interessante invece notare come l’opera non rappresenti semplicemente un’ idea politica, bensì un’istantanea surreale della realtà che Guttuso osserva con un certo distacco.

 

In conclusione, dal punto meramente tecnico, va segnalato il buon uso da parte degli organizzatori degli ambienti espositivi, nonostante gli spazi del Vittoriano a volte risultino cupi e poco illuminati. Una nota di merito va sicuramente riservata alla collocazione delle grandi opere in quanto il visitatore può usufruire di più punti di osservazione. L’intento dei curatori della mostra, perfettamente centrato, era quello di “raccontare” Guttuso attraverso le sue opere, fornendoci quasi una foto ritratto di un uomo che, come egli stesso affermava, era un attento osservatore degli uomini e della realtà: “Il volto è tutto, sulla faccia della gente c’è la storia che stiamo vivendo, l’affanno dei giorni. La portiamo incisa più dei fatti che ci accadono in presa diretta o che avvengono lontano: noi siamo la vera pellicola della realtà; e io la dipingo”.

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One Comment

  1. micio

    4 marzo 2014 at 19:13

    traspare un’ottimo ritmo narrativo e una “vena” artistica del giornalista veramente da rivedere presto

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